blogo, informazione indipendente
Logo Blogosfere

TFF 2010, Paolo Rossi presenta 'RCL'. Il video di Cinefestival

Carlo Griseri avatar Sabato 4 Dicembre 2010, 15:09 in Torino Film Festival di Carlo Griseri

0a53a46dc80732fc63536282d0e70939103311.jpg

Rcl - Ridotte capacità lavorative. Conferenza stampa con il regista Massimiliano Carboni, l'attore Paolo Rossi, lo sceneggiatore Alessandro Di Rienzo e il produttore Mauro Berardi.

Massimiliano Carboni: Il film nasce da un una serie di articoli di Alessandro Di Rienzo che ha seguito per oltre due anni le vicende di Pomigliano d'Arco ed è stato poi girato come un reality in cinque giorni, quasi in diretta. Anche le parti di fiction, sono state costruite e preparate molto rapidamente e girate quasi di getto.

Paolo Rossi: Gli operai compaiono alla fine perché li abbiamo incontrati per ultimi. È normale. La mattina il sindaco è a bere il caffè al bar, il parroco è in Chiesa, il sindacalista gira attorno alla fabbrica e gli operai lavorano. Solo la sera sono disponibili. Sono comunque un po' frastornato: è tutta la mattina che leggo o inni o stroncature a proposito del film e anche io mi sento confuso. Credo che sia un progetto importante.
Parte dal basso ed è nato su un qualcosa che è prezioso e sfaccettato come un diamante: le storie delle persone. Oggi è più importante raccontare vicende vere dal basso, piuttosto che far arrivare dall'alto temi e riflessioni. Anche lo spirito con cui registri queste storie è fondamentale e in questo caso c'è stato rispetto e discrezione.
Si tratta di un cinema nuovo e nascente che non è e non vuole essere una satira graffiante (i graffi li lascio agli aspiranti tronisti di Maria De Filippi). Credo che oggi il ruolo del comico sia quello di ascoltare più che provocare e far riflettere più che irridere. Il modo in cui è stato gestito la vicenda di Monicelli, un caso umano che diventa tesi partitica, è semplicemente vergognoso: è la dimostrazione che ci vorrà molto tempo prima di recuperare l'equilibrio dopo ciò che è avvenuto in questo paese dagli anni Ottanta. E ve lo dice una persona che di equilibrio non ha mai capito nulla.

Massimiliano Carboni: Si tratta di un esperimento: volevamo evitare di affrontare la questione come avviene nei tanti talk show politically correct che affollano la televisione in cui all'inviato è concesso pochissimo tempo, mentre la maggior parte viene gestito dallo studio. Noi volevamo recarci sul posto e ascoltare. E mi commuovo ancora a pensare come Paolo Rossi si sia totalmente immerso nel progetto. Oggi in Italia quanti attori comici lo farebbero? Secondo me nessuno. Quello che si vede nel film è vero: la verità non si schiera, ma si guarda e si legge.

Alessandro Di Rienzo: A un certo punto ci sono 15 minuti in cui abbiamo lasciato discutere gli operai senza minimamente intervenire: noi siamo scomparsi. In un film di 75 minuti non è poco e non è un qualcosa che si vede molto nel cinema italiano contemporaneo. Abbiamo voluto lasciare spazio con grande umiltà a una situazione che è stata esasperata dai media: una sorta di ricompensa per la sovraesposizione a cui è stata sottoposta e di cui ha usufruito anche chi, con il suo celebre pullover, è ormai diventato uno stereotipo come topolino.

Paolo Rossi: Credo che la realtà odierna la si possa comprendere meglio con un atto visionario piuttosto che con un'analisi realistica e puntigliosa. La chiave surrealista è oggi la migliore per raccontare il mondo che ci circonda. Ho parlato di fantascienza nel senso che appena arrivato a Pomigliano mi sembrava di essere a Sesto San Giovanni e appena entrato in un bar credevo di essere a Napoli. Mi è quindi venuto naturale pensare di essere su un set di un film fantascientifico. Oggi quello che si deve fare è leggere il presente, profetizzare il passato e ricordare il futuro.

Massimiliano Carboni: Il film uscirà in sala il 10 dicembre e poi si vedrà: vorremmo organizzare qualche proiezione proprio a Pomigliano. Intanto il film ci è stato richiesto dalla Fiom di Napoli e dagli studenti di Roma. Mi è piaciuto molto vedere che in questi giorni gli studenti hanno scritto i nomi di alcuni titoli di libri sui loro scudi che poi sono stati manganellati dalla polizia. Una cosa che credo si leghi bene con la frase di Rodari con cui si chiude il mio film. Abbiamo montato il film durante l'estate immediatamente dopo aver concluso le riprese, così da riuscire a inviarlo a Torino in tempo a fine agosto.

Alessandro Di Rienzo: Pomigliano è un paese particolare: il sindaco è di destra, quando si tratta di una cittadina storicamente di sinistra, mentre il parroco è di sinistra: una situazione paradossale, un po' un Guaresci al contrario.

Paolo Rossi: Quello che so del sindaco è che mi ha lasciato al sole per tutto il tempo, mentre se ne stava comodamente all'ombra cercando di ridere come Franti in Cuore... Volevo dire qualcosa, ma poi ho pensato che la cosa migliore era lasciarlo parlare senza intervenire. Il mio scopo l'avrei raggiunto lo stesso.
Cosa dici a una persona che sostiene che per fare lo sciopero c'è una commissione apposita che decide se si può fare o meno? Tanto poi me ne sarei andato in chiesa a prendere il fresco. Se non è par condicio questa... Ho sentito Marchionne questa mattina e mi ha detto di aver appena scritto un pezzo per «l'Unità»...
Il teatro improvviso a cui mi dedico da tempo si è sposato perfettamente con il cinema non preconfezionato di questo progetto, che rimane in equilibrio funambolico tra verità e finzione. Mi sono sentito perfettamemnte a mio agio e anche ora, rivedendomi sullo schermo non provo nessun fastidio, cosa che invece mi capita sempre quando recito al cinema. Gli attori infatti si dividono tra coloro a cui piace rivedersi sullo schermo e chi invece non lo ama affatto.

Massimiliano Carboni: Per tre anni ho lavorato al Grande fratello e vi posso garantire che la professionalità televisiva è altissima. Per quanto riguarda il programma, ognuno ha la propria opinione. La frase che più si sente in cabina di regia è: «Mi piacerebbe realizzare la stessa cosa con persone vere». Ed è esattamente quello noi che abbiamo fatto. Magari la Endemol ci chiama...

Paolo Rossi: La favola del signor Pomigliano d'Arco mi è venuta in mente durante la notte e l'abbiamo girata all'alba, l'unico momento in cui non ci fossero 50 gradi... Avevo anche realizzato un manifesto in cui ho rielaborato una locandina di un b movie, sostituendo Thor con un'operaio che si erge su delle macerie industriali e mettendogli al fianco una ragazza molto carina tipo Shakira.

Mauro Berardi: In realtà credevo che stessero realizzando un cinepanettone, poi ho cominciato a non vedere nessuna attrice, ma solo operai e ho capito che si trattava di ben altra cosa... Il film esce in sala il 10 dicembre in 30 copie grazie alla Iris che lo distribuisce. Alla fine sono contento di non aver prodotto un cinepanettone.

Paolo Rossi: Durante la scena ho rotto la maniglia di un automobile, perdendo così oltre metà della mia percentuale...

Paolo Rossi: Anche a costo di sacrifici personali, ho compiuto circa due anni fa delle scelte professionali che mi rendono libero dal business, e mi riferisco anche a quello della satira. Questa estate, per esempio, ho deciso di visitare alcuni luoghi dove fosse possibile sperimentare e nello stesso tempo studiare la realtà di questo paese: sono stato a L'Aquila. a Lampedusa, nelle miniere della Sardegna e a Pomigliano.
Lì ho fatto tanto teatro e organizzato laboratori teatrali per i ragazzi. Per raccontare storie bisogna infatti confrontarsi con la vera realtà, lontano da qualsiasi clichè e vincolo. Io amo le storie, ci sono cresciuto. Sono di Trieste, una terra di confine, e nella mia famiglia c'erano anarchici, fascisti, repubblichini e partigiani (a Natale, le donne in particolare cercavano di tenere a freno la situazione): i racconti della guerra che sentivo erano quindi un po' diversi dalla storia ufficiale.
Mi viene in mente la storia di quell'operaio in pensione che ancora adesso, di notte, si sogna la catena di montaggio e si sveglia stanco al mattino. Non credo si possa dire a una persona che è portata per la catena di montaggio... Ho sentito dire al Ministro che con la cultura non si mangia: lo vada a dire a tutti gli operatori del settore. E mi chiedo perché allora devo dare il 40 per cento degli incassi dei miei spettacoli allo stato... Mi piacerebbe continuare sulla strada intrapresa con questo film e magari realizzare il prossimo film proprio sulla cultura.

VIGNETTA STAINO.JPG

0

Lascia il tuo commento

Accedi con Facebook Esci da Facebook

Attendere la pubblicazione del commento
Post in evidenza su Blogosfere