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TFF 2010, produttori e registi presentano 'Napoli 24'

Carlo Griseri avatar Sabato 4 Dicembre 2010, 11:44 in Torino Film Festival di Carlo Griseri

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Conferenza stampa con Angelo Curti, Nicola Giuliano e Giorgio Magliulo (produttori) e i registi di Napoli 24

Angelo Curti: Questo progetto è nato qualche anno fa, quando è emersa l'emergenza rifiuti. La Regione Campania ci ha chiesto di realizzare un film che rilanciasse l'immagine della città. Abbiamo quindi pensato di sfruttare la grande creatività che c'è a Napoli come una sorta di energia rinnovabile, non solo quella veicolata da grandi nomi, ma anche quella che gli artisti giovani sanno esprimere.
Abbiamo così chiesto di raccontare la realtà attraverso frammenti e ci sono arrivate oltre cento proposte: quello che potete vedere oggi sullo schermo è il frutto della nostra selezione. Quello che è successo dopo è stato abbastanza esemplificativo di come spesso accadono le cose nel nostro paese, dove ormai per fare politica basta annunciare di fare qualcosa, senza preoccuparsi poi di realizzarla veramente: la Regione Campania, infatti, si era impegnata a offrirci 200.000 euro, ma, dopo un articolo dell'Espresso in cui sembrava che Bassolino avesse fatto un favore a Paolo Sorrentino (uno dei registi che ha aderito al progetto), la Regione è letteralmente scomparsa e per fortuna è intervenuta Rai Cinema a sostenere il progetto con metà della cifra inizialmente proposta.
Si è quindi trattato di un film su commissione, che però poi non è stato sostenuto dal committente stesso. Grazie all'intervento di rai Cinema i registi hanno potuto comunque lavorare con grande autonomia; Giorgio Franchini ha poi lavorato sui vari frammenti dando questa forma di racconto fluido. Credo che in definitiva il risultato racconti più un modo di essere che una città.

Nicola Giuliano: La natura stessa del progetto non permetteva di fare un discorso a monte: l'unico punto fermo che i registi dovevano considerare era la durata di tre o quattro minuti. In effetti la prima parte di questi lavori è costituita da molti film non parlati, ma non era un obiettivo perseguito con cognizione, credo sia stata più una questione legata al linguaggio del documentario, che spesso non prevede dialoghi.

Bruno Oliviero: All'inizio del mio episodio ho inserito una citazione di Vincenzo Cuoco. Il mio film racconta un naufragio più fisico che metaforico come quello che vi ve Napoli, governata da capitani che scappano; persone come Cuoco appunto, ci hanno raccontato questo. Penso che questi film racchiudano un certo modo di fare cinema, fondato più sull'elidere che sullo spiattellare, come invece av viene spesso attraverso altri mezzi di comunicazione.

Federico Mazzi: Essendo torinese, credo di essere uno dei pochi non napoletani ad aver aderito al progetto, non potevo non cadere nelle fauci di questo ristorante in cui si cucinano piatti buonissimi. Me lo ha fatto scoprire un'amica napoletana, Francesca Cutolo, che mi ha raccontato la storia di Ciro e della sua famiglia.

Daria D'Antonio: Per quanto riguarda l'episodio ambientato al cimitero, devo dire che volevo girare qualcosa di più lungo sul culto dei morti e mi sono trovata in mezzo a questa protesta che aveva a che fare con il problema della tumulazione e altre questioni burocratiche legate alla sepoltura.

Luca Martusciello: L'episodio della milizia borbonica si ricollega alla celebrazione dei centocinquant'anni della morte di Ferdinando di Borbone. Non era stato organizzato nulla di ufficiale dalle istituzioni e mi era sembrato interessante riunire diverse associazioni che si impegnano a restituire la memoria della storia napoletana e muovere così i napoletani a recuperare un certo orgoglio. Ho anche scoperto che a Napoli ci sono moltissimi borbonici.

Gianluca Iodice: C'è un episodio in cui viene raccontato un omicidio per strada che però rimane sempre fuori campo: i protagonisti della scena sono piuttosto l'indifferenza e il fatalismo verso quello che accade e da cui purtroppo non mi sento di essere esente. Il film è un'accusa a questo atteggiamento molto comune nella mia città, ma anche a me stesso. C'è molto sonoro nel film perché a Napoli il sonoro dell'esterno incombe sempre.

Ugo Capolupo: L'episodio dei Virtuosi di San Martino è nato dal mio interesse per questi musicisti che ribaltano il testo di serenata un po' come facevano i personaggi di un film di Kaurismaki che amo molto, Leningrad Cowboys Go to America, dove i musicisti portano i ciuffi alla Elvis e così ne dissacrano il mito, esattamente come fanno i Virtuosi di San Martino con la serenata.

Fabio Mollo: Il mio episodio è sulle ragazze che vogliono diventare showgirls; volevo immaginarmi Napoli domani attraverso lo sguardo di una nuova generazione televisiva.

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