Intervengono Giovanni Lapi, coordinatore area pedagogica dell'Istituto Penale per i minorenni Ferrante Aporti e rappresentante del Centro per la Giustizia Minorile di Piemonte, Valle d'Aosta e Liguria e Patrizia Spadaro, presidente dell'associazione Aporti Aperte.
L'Italia
Vitalij Kanevskij: Per me l'Italia è sempre stato un paese contraddistinto da una grande energia. L'Italia è stata e sarà sempre la base di ogni cultura, certo di quella europea e di quella russa. Certo sarebbe bello poter girare un film grandioso su un paese con una storia come la vostra... ma credo non possa che restare un sogno per me. Io non conosco le lingue, parlo solo la mia lingua madre però mi piace abbandonarmi al suono dell'italiano, amo molto questa sensazione.
Il cinema d'autore e il "terzo elemento"
Vitalij Kanevskij: Nel cinema e nell'arte tutto è importante, bisogna calcolare tutto alla perfezione; certo l'improvvisazione è una parte importante ma bisogna stare molto attenti, saper tenere la situazione sotto controllo. Questo è particolarmente necessario nel cinema d'autore che implica un dispendio di energie enorme perché ti assorbe in maniera totale; quanto più un film sembra semplice tanto più intenso è stato lo sforzo richiesto per realizzarlo.
Un film d'autore è secondo me quello in cui lo spettatore può percepire una presenza ulteriore, un qualcosa che sta oltre quello che viene mostrato e che si colloca in una sfera puramente percettiva. In Sta' fermo, muori, resuscita per esempio questo che io chiamo terzo elemento lo si può trovare nella scena in cui l'intellettuale che viene da Mosca mangia la farina mischiata al fango ma anche nel finale quando la donna nuda corre con la scopa; quest'immagine ha un senso preciso nella cultura russa e per me, lo dico per la prima volta in maniera così diretta, è la metafora della Russia che manifesta la necessità di spogliarsi di tutto e ritornare al popolo.
L'intervento della mia voce fuori campo in quel momento del film è stato un momento molto delicato perchè significava esplicitare l'unione tra ciò che sta fuori dal film e ciò che sta dentro, tra l'autore cioè e la sua stessa opera.
La componente emotiva della creazione
Girare un film è una cosa molto seria e bisogna sempre avere presente che qualunque cosa si faccia c'è un'implicazione emotiva tra il soggetto che si esprime nella creazione e l'oggetto dell'opera; per esempio se un film ti viene commissionato e c'è uno schema preciso dal quale non si può uscire, diventa come fare un ritratto di una famiglia ma non significa che non sia personale. Vi viene commissionato un lavoro ma dovete decidere voi come farlo, a cosa dare importanza, e questo riguarda la pittura come il cinema di finzione o documentario che sia.
Il lavoro del cineasta è un po' come quello di questo ritrattista... volete fare un buon film? Dovete chiedere aiuto a Dio che è l'unico che può darvi la facoltà di riuscire.
Il capitalismo
Vitalij Kanevskij: Non voglio entrare in questioni politiche delle quali non mi sono mai occupato. Io non accuso in particolare un sistema né ne difendo un altro... dico solo che io sono cresciuto in una società socialista che ha offerto delle possibilità alle persone, soprattutto ai bambini; ora con il capitalismo c'è un prezzo da pagare per tutto, il che non rappresenta un particolare problema se il sistema offre la possibilità di sostenere il prezzo delle cose, ma se non lo consente allora che senso ha? Non è un'accusa contro il capitalismo, è semplicemente un'osservazione.
Il cambiamento
Dinara Dukarova: Io ho cominciato il mio lavoro nel cinema con Vitalij Kanevskij a 13 anni, proprio quando iniziavano i cambiamenti dell'assetto sociopolitico e economico del nostro paese. Io sono andata a scuola nell'Urss e quegli anni me li ricordo con grande gioia e orgoglio; poi è arrivata la perestrojka e tutto quello che ha comportato, una serie di cambiamenti che obbligavano a capire da che parte andare, che cosa fare della propria vita... in quel periodo non sembrava esserci una luce, un'alba dopo il buio della notte... ricordo perfettamente che mia madre mi diceva che l'unica possibilità per me, come per tutti quelli della mia generazione, era quella di partire, di andarcene dalla Russia.
Adesso invece è il contrario, mi piacerebbe tornare nel mio paese, starci più spesso, vivere quest'ennesima fase di cambiamento... Mi impressiona se penso al numero incredibile di stravolgimenti che si sono verificati in un arco di tempo così limitato e anche al vortice di emozioni e di stati psicologici che ne sono conseguiti.
Nous les enfants du XX siècle
Varvara Krasil'Nikova: L'idea di questo film nacque molto tempo prima della sua realizzazione, mentre lavoravamo a Sta' fermo, muori, resuscita! Con Dinara fu semplice, la trovammo subito perchè le sua foto erano negli archivi cinematografici e appena vedemmo il suo volto fummo convinti che lei era giusta per il ruolo. Invece con Pavel fu più difficile...Abbiamo cominciato nelle scuole cercando un volto che fosse credibile negli anni Quaranta, doveva provenire dalla provincia non essere stato plasmato dalla scuola di Leningrado. Capimmo però che non era quella la direzione corretta e abbiamo cominciato a cercare il volto giusto tra i ragazzi di strada...
Come Pavel Nazarov che diventò poi il protagonista del film e che si presentò quel giorno ai provini con tutta la sua banda; lo scegliemmo per il film e così cominciò la nostra avventura insieme. Per un certo periodo visse da noi, a volte scompariva e ce lo riportava la milizia, così abbiamo conosciuto da vicino quale fosse vita reale di questi ragazzi ai quali abbiamo deciso di dedicare il documentario... siamo arrivati allora a questa tristissima conclusione: per chi non ha una famiglia solida alle spalle il carcere sembra quasi un destino obbligato, il documentario aveva anche lo scopo di far conoscere questa realtà.
Giovanni Lapi: Facendo seguito a una proposta di Stefano Francia, curatore della retrospettiva su Vitalij Kanevskij, oggi nel pomeriggio avrà luogo un incontro tra il regista e i ragazzi detenuti nell'Istituto Penale per i minorenni Ferrante Aporti.
È la prima volta che il Torino Film Festival ci propone una collaborazione di questo tipo e ci è sembrata un'opportunità di grande valore per i nostri ragazzi. Abbiamo allora organizzato una proiezione di Una vita indipendente in modo da preparare l'incontro di oggi nel quale i ragazzi potranno rivolgere domande e dialogare con il regista.
Patrizia Spadaro: L'associazione Aporti Aperte, sempre insieme all'Istituto Penale per i minorenni Ferrante Aporti e al Centro per la Giustizia Minorile di Piemonte, Valle d'Aosta e Liguria, promuove anche un altro progetto cinematografico: i ragazzi seguiti dai servizi della giustizia minorile saranno infatti coinvolti nella realizzazione di un cortometraggio realizzato grazie al contributo della Film Commission Torino Piemonte e alla collaborazione della Fargo Film.
Regista del cortometraggio sarà Davide Tosco; l'idea di fondo è l'interrogativo che gli operatori del settore penale (dal volontario al giudice) si pongono riguardo le ricadute delle loro stesse azioni e interventi sulle persone vittime
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