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TFF 2010, incontro con gli autori de 'Il popolo che manca'

Carlo Griseri avatar Martedì 30 Novembre 2010, 21:37 in Torino Film Festival di Carlo Griseri

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Diego Mometti: Questo film è frutto di un lavoro da noi svolto molto più ampio. Rileggendo Il mondo dei vinti. Testimonianze di vita contadina ci siamo chiesti se sarebbe stato possibile recuperare i materiali digitalizzati delle testimonianze raccolte da Nuto Revelli. Da subito abbiamo pensato di usare questi materiali per rintracciare i discendenti delle persone intervistate.
La nostra curiosità nasceva dalla domanda che ci facevamo su cosa fosse successo in quei luoghi negli ultimi quarant'anni. È nato così il progetto Aristeo. Prima di realizzare Il popolo che manca avevamo già fatto undici episodi, utilizzando le registrazioni di Nuto Revelli insieme alle nostre riprese dei luoghi in cui le persone intervistate avevano vissuto.
Poi abbiamo iniziato a cercare i discendenti delle persone che quelle voci rappresentavano e a intervistarli a loro volta. Fin da subito ci era chiara l'idea di realizzare una serie documentaria che unisse le voci alle immagini. Così sono nati questo film e una serie documentaria composta da altri tre film (Il popolo che manca - Il lavoro, La terra, Le migrazioni). Abbiamo anche realizzato un sito che contenesse l'immensa mole di materiale da noi raccolto e che non ha potuto trovare spazio nel film.

Marco Revelli: Mio padre Nuto non era un ricercatore, non era assolutamente questo il suo mestiere. Credo abbia iniziato questa indagine per saldare una sorta di debito nei confronti di un modo che stava prendendo per i capelli prima che annegasse definitivamente.
Si trattava di un mondo che aveva conosciuto bene. Potremmo dire che questo debito lui lo avesse contratto in Russia, quando partì per il fronte nel 1942 e fu uno dei pochi a tornare, e successivamente quando decise di aderire al movimento partigiano. Le persone che hanno condiviso con lui queste esperienze erano le stesse appartenenti al mondo rurale che lui intervistava.
Diego e Andrea con il loro lavoro hanno rivestito di ossa e carne quelle voci che mio padre aveva raccolto e registrato, hanno dato corporeità a dei fantasmi. Quando mi hanno proposto la loro ricerca mi ha affascinato subito l'idea del confronto tra due memorie: quella dei vinti degli anni settanta e quella dei loro eredi.
Ma alla fine è venuto fuori qualcos'altro, la voce di un vuoto. Il popolo che manca rappresenta un cratere che si è aperto lasciando uno spazio vuoto al posto di queste persone. Queste voci ci parlano del fallimento della nostra società moderna. Un altro merito dei registi è stato quello di non rappresentare questa società come un luogo idilliaco: il mondo contadino del passato era tremendo, bastava bagnarsi e prendere freddo per rischiare di morire di polmonite. Era un mondo disumano almeno quanto la società moderna.

Diego Mometti: Il popolo che manca in realtà siamo tutti noi. Io e Andrea con questo film non pretendiamo di indicare una via d'uscita per una situazione molto difficile, ma speriamo si crei una consapevolezza nello spettatore. La mancanza del titolo del film non è una cosa totalmente negativa, è necessaria perchè avvenga una presa di coscienza da parte di tutti.

Diego Mometti: In questo momento ci sono in atto dei ritorni verso la montagna e il suo mondo. Ma parlare di un movimento strutturato e ragionato non è possibile. Molte famiglie hanno scelto di tornare a vivere là, ma non nel mondo disperato del passato, bensì ricercando una qualità della vita migliore possibile.

Andrea Fenoglio: Credo anch'io che non si possa parlare di un effettivo ritorno verso questi luoghi. Durante i nostri viaggi infatti non ne abbiamo avuto testimonianza, ma credo che possa essere una bellissima possibilità futura. Il più importante insegnamento che ci lasciano le testimonianze raccolte da Nuto Revelli è quello del senso del limite. Questo potrebbe essere un buon punto di partenza per la costruzione di una nuova società civile.

Marco Revelli: La Fondazione Nuto Revelli sta facendo un esperimento complementare a questo film: il recupero della borgata di Paralup, nel comune di Rittana, in provincia di Cuneo. Si tratta di quindici baite disabitate da più di cinquant'anni, quindi in una condizione fatiscente e disastrata, che la fondazione cerca di ristrutturare e poi dedicare all'uso abitativo. Questo luogo è uno dei simboli della memoria, infatti qui è nata la prima brigata cuneese del gruppo partigiano Giustizia e Libertà. La nostra sfida è trasformare questa borgata in un luogo di ritorno, in cui si possano riprendere anche le attività rurali di un tempo. È un po' la pazzia che anima questo progetto!

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