Forse non è il miglior libro da consigliare per le festività natalizie (perché no?), comunque il lavoro pubblicato da Massimo Causo e Davide Di Giorgio Halloween, dietro la maschera di Michael Myers (Le Mani, 152 pp., 14 €) merita attenzione e uno spazio in libreria...
Era il 1978 quanto John Carpenter portava sugli schermi Halloween, facendo di Michael Myers il primo dei tanti babau seriali che avrebbero segnato il New Horror degli anni '80.
Con dieci film in poco più di trent'anni, la saga di Halloween è una delle più longeve e significative della storia del cinema. Questo libro ripercorre le vicende di un fenomeno del grande schermo diventato icona popolare e punto di vista privilegiato per osservare i cambiamenti avvenuti nel cinema horror americano degli ultimi decenni.
Per saperne di più abbiamo intervistato i due autori, Causo e Di Giorgio.
Come è nata l'idea? Quando avete visto la prima volta il film e quando avete deciso di scriverne?
L'idea è nata circa dieci anni fa all'interno di un progetto più vasto, che intendeva riflettere sul concetto di serialità applicata al cinema horror: un fenomeno che soprattutto negli ultimi venti/trent'anni ha raggiunto livelli esponenziali, con la nascita di veri e propri franchise legati a personaggi iconici quali, appunto, Michael Myers.
In seguito il lavoro si è concentrato sulla sola serie di Halloween, che già permetteva di affrontare il discorso in modo compiuto. Naturalmente nulla vieta in futuro, di continuare su questa strada affrontando altre saghe.
La prima visione del film risale naturalmente all'epoca in cui si "macinavano" film in videocassetta: d'altronde negli ultimi dieci/vent'anni Halloween è stato abbastanza trascurato come titolo dalla programmazione televisiva (è più facile che vengano trasmessi i seguiti).
Dunque per motivi anagrafici la prima autentica visione del film capostipite ci piace considerarla quella su grande schermo al Torino Film Festival nel 1999 (nell'ambito della splendida retrospettiva dedicata a John Carpenter). Ed è stata una visione davvero illuminante, visto che, se non bastasse il piacere di una visione su grande schermo, va considerato un altro elemento: fu allora che scoprimmo che la splendida "carrellata" finale sui luoghi in cui si è svolta la vicenda è accompagnata dal respiro minaccioso di Michael che incombe ancora e sempre sul tutto! Nell'edizione italiana, infatti, il respiro è stato soppresso in fase di doppiaggio... Del resto, oggi, nell'era del DVD e del Blu-Ray, tendiamo a sottovalutare quanta distanza ci fosse all'epoca fra la fruizione in sala e quella in VHS, con il video spesso caliginoso, la ratio non precisa e spesso anche i tagli apportati dall'edizione cinematografica cui le videocassette si rifacevano...
Quale è stata l'importanza del primo film di Carpenter per il cinema (horror, ma non solo) successivo?
Non siamo certo noi a dire che Halloween è "il film più spaventoso dopo Psyco e anche quello diretto con più inventiva" (come ha detto qualcuno), il suo status di classico è acclarato. Lo è nella misura in cui è riuscito a compiere una sintesi fra le istanze del cinema indipendente americano (vero terreno di coltura per nuovi talenti come, appunto, John Carpenter), la tradizione classica del "mostro" e la forza iconografica data dalla centralità della maschera (cui poi seguiranno quella di Venerdì 13 o quella ustionata di Nightmare). Tutto questo senza dimenticare il tema della famiglia, che attraversa come un flusso coscienziale tutto il cinema horror del periodo, da L'ultima casa a sinistra, a Non aprite quella porta a Amityville Horror. D'altronde la deriva pop del genere era ancora lontana e il cinema del terrore spesso offriva insperate possibilità di sperimentazione.
Un giudizio sui tanti (troppi?) sequel degli anni 80-90.
La particolarità della saga di Halloween, come di tutte quelle che si snodano su un periodo pluridecennale sta naturalmente nel fatto che anticipano, per certi versi determinano e più spesso seguono i cambiamenti della società circostante. E quindi cambiano esse stesse durante il loro percorso: da questo punto di vista il lavoro più divertente è stato proprio analizzare i film nella prospettiva più ampia offerta dal cinema contemporaneo ai vari capitoli. Poi naturalmente siamo d'accordo sul fatto che questa tendenza è un po' sfuggita di mano e che sarebbe anche ora di passare a nuove storie e nuovi eroi. Nel bene e nel male, comunque, Halloween è una saga che riesce a sorprendere sempre, è più imprevedibile di altre, come speriamo di aver dimostrato nel libro.
Cosa ne pensate della nuova serie, i remake a firma Rob Zombie?
Sicuramente l'ingresso di un talento puro come Rob Zombie ha aiutato la saga a risalire dopo l'empasse di fine anni Novanta. Particolare ancora più importante Halloween è, nei fatti, l'unica saga horror il cui "riavvio" sia stato concesso a un autore che ha tentato di farne proprie le istanze e l'immaginario, diversamente da quanto accaduto con titoli anche più celebri, realizzati con logica industriale e con l'unico intento di capitalizzare sul già fatto. Non a caso nel libro i capitoli di Zombie sono fra quelli sui quali ci siamo soffermati con più attenzione.
Cosa dobbiamo aspettarci in futuro da Michael Myers?
Sicuramente nuovi ritorni, almeno fino a quando il pubblico non si stancherà di lui. E se verrà confermato il trend tenuto finora anche nuovi spiazzamenti. Già l'idea di un nuovo capitolo in 3D appare stimolante, pur con tutte le riserve che questa moda della stereoscopia si porta dietro.
I vostri progetti futuri?
Per ora aspettiamo entrambi con ansia di vedere il nuovo film di John Carpenter, "The Ward"...
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