Marco Giusti, autore televisivo, regista e giornalista, ha presentato nel corso della recente Mostra del cinema di Venezia la sua ultima fatica editoriale, 007 all'italiana - Dizionario del cinema spionistico italiano con tutte le locandine più belle (Isbn Edizioni, 302 pp., 35 €).
Nell'introduzione al libro Giusti racconta come è nata l'idea del volume: "Due anni fa ho intervistato per il mio programma, Stracult, una serie di registi, produttori, sceneggiatori e attori legati agli 077 e 3S3 e ho capito che il fenomeno non fu affatto marginale, come credevo e come io stesso lo avevo vissuto allora. [...] Così ho cercato di raccontare le loro storie, i loro film, i loro personaggi, i loro sogni. Quello che è stato fatto allora con cura e passione per un genere che per troppo tempo è stato maltrattato e sottostimato. Non ha avuto la follia e la complessità del western, che ha contagiato più di una generazione nell'ormai lontano Novecento, ma ha avuto una sua forza, anche rivoluzionaria e, decisamente, un suo stile".
Sabato 25 settembre (ore 19.00 - Taberna Vicolo del Duomo - Palestrina), nell'ambito della seconda edizione del Movieclub Film Festival, Marco Giusti interverrà come ospite d'eccezione alla presentazione del libro Morte al Cinevillaggio di Umberto Lenzi.
Abbiamo intervistato Giusti per saperne di più del libro sugli 007 'all'italiana'.
Lei da ragazzo non era un fan di questi film?
No, io preferivo gli spaghetti western! Poi, vedendoli nel corso degli anni, mi sono reso conto che gli spy movies erano l'altra faccia degli spaghetti, e venivano prodotti contemporaneamente a quelli (oltre che dalle stesse persone!).
Sono film che completano il mio studio: visti ora, poi, sono ancora abbastanza nuovi, strani, ricchi a livello di immagine. Allora non mi piacevano, ora sì.
Come mai non sono ancora stati rivalutati?
In Italia forse no, ma in Inghilterra hanno tantissimi fan, sono stati scritti libri e saggi: là considerano gli 007 all'italiana come parte del genere 'Eurospy', li inquadrano nel fenomeno globale. Anche Tarantino li ama e ne ha visti moltissimi.
Il problema vero in Italia è che di film in copie decenti o buone se ne trovano pochissimi, e molti sono addirittura scomparsi. Io sono riuscito a recuperarne un po' all'estero, qualche copia mi è stata data direttamente dai registi e in questo modo ne ho recuperato diversi, ma per un fan la strada è tortuosa.
Quali sono i numeri di questo genere?
Innanzitutto i film non sono molti: se gli spaghetti western sono circa 600, gli spy movies saranno 300, di cui una cinquantina quelli da vedere assolutamente.
Per quanto riguarda gli incassi ebbero ai tempi un boom immediato, ma durò poco.
Ne vennero prodotti molti sull'onda del successo del primo 'Bond', e uscirono con ottimi riscontri nel settembre 1964. In quel periodo però uscì il primo Sergio Leone, Per un pugno di dollari, che fu un successo pazzesco e convinse i produttori (come detto sempre gli stessi) a puntare sui western abbandonando quasi subito gli spy movies.
Quali sono le caratteristiche principali di questi film apprezzabili anche oggi?
Erano film fatti con pochissimi attori e moltissimi set: anche il più povero ne aveva almeno quattro (e in posti come Istanbul, qualche isola greca o simili!). Erano film faticosissimi da fare per i continui viaggi, lavori che oggi con i costi del cinema sarebbero sostenibili solo da mega-produzioni! Ai tempi venivano fatti con troupe minime che portavano immagini da luoghi esotici, e il pubblico ne restava affascinato.
Quali sono i nomi di riferimento del genere?
Per quanto riguarda i registi sicuramente Sollima, Grieco e De Martino.
Tra gli attori, nell'ordine: Ken Clark, che era un americano vero arrivato in Italia per girare dei peplum e poi riciclato ottimamente negli spies; Giorgio Ardisson, un torinese che si fingeva americano e che interpretò 3S3; l'inglese Roger Browne e la coppia Brad Harris-Tony Kendall (il primo americano e il secondo italianissimo).
Ultima domanda: altri progetti in cantiere? Un nuovo 'dizionario'?
No, ho già dato! E' un lavoro faticosissimo che - a livello economico - equivale ad un hobby. Ho scritto questo perché mentre lavoravo a quello sugli spaghetti western ho intervistato circa 200 persone e avevo un sacco di storie che mi premeva raccontare.
I generi horror e peplum meriterebbero un bel dizionario, ma spero che lo faccia qualcun altro! Magari le università, se capissero che anche questi generi meritano di essere studiati...
TFF 2010, l'esperimento TF Lab funziona (e continua...)
Al via il Torino Film Festival: premio speciale per Giuseppe Bertolucci
TFF 2010, Gianni Amelio presenta il festival. Il video
Intervista a Causo e Di Giorgio, autori di 'Halloween, dietro la maschera di Mic…
Sottodiciotto 2010: attesa per la retrospettiva dedicata a Jean-Pierre Jeunet
Hachiko: la storia d'amore tra un cane e il suo padrone. Richard Gere in un film s…
Martina Stella su Playboy Italia: ecco le foto...
Ritratti: Amber Heard, la 'lesbica più sexy del pianeta'
Oscar 2011: tutti i vincitori. Trionfano Colin Firth e Natalie Portman
Ischia Global, al via un festival spettacolare: Elsa Pataki madrina, l'Era Glacial…