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Trento FF: visioni dal concorso. I lungometraggi

Carlo Griseri avatar Sabato 8 Maggio 2010, 08:27 in Recensioni, Trento Festival di Carlo Griseri
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Nuovo appuntamento con le (brevi) recensioni di Cinefestival dei titoli in programma al Trento Film Festival (il festival si chiude domenica 9 maggio). Oggi affrontiamo il 'capitolo' lungometraggi, alcuni dei quali inseriti nel concorso.

Absurdistan di Veit Helmer è una simpatica commedia che si inserisce nel solco del miglior Kusturica e di film come Ogni cosa è illumanata, tratta dal libro (omonimo) di successo anche negli USA (scritto da Gary Shteyngart), che speriamo che possa uscire prima o poi anche nelle nostre sale.

Sinossi. Da qualche parte tra l’Asia e l’Europa si trova Absurdistan, un villaggio nel deserto abitato da 14 famiglie. Per il paesino, il maggiore problema è la mancanza d’acqua. Invece per le donne del villaggio il più grande problema è la pigrizia degli uomini che non vogliono risolvere la situazione. Accanto a queste problematiche c’è anche la storia di Aya e Temelko, due giovani, amici dalla nascita, la cui amicizia si è trasformata in amore. Purtroppo, la data che la nonna di Aya ha previsto essere quella ideale per la loro “prima volta”, è stata stabilita dopo 4 anni e, a peggiorare la situazione, i due ragazzi devono fare il bagno insieme. Tutta questa situazione porterà a una guerra dei sessi …

Altiplano di Peter Brosens e Jessica Woodworth, A prayer for the windhorse di John Murray e Himalaya le chemin du ciel di Marianne Chaud sono gli altri titoli visti in questi giorni trentini: Altiplano è un insolito esperimento - difficile anche da raccontare in poche parole... - che arriva dal Belgio e parla dell'incontro tra due donne molto diverse tra loro. 

Gli altri due film sono accomunati dalla location (la percentuale di film himalayani al Trento Film Festival è sempre molto alta) e dal lento ritmo, che contraddistingue anche le vite degli abitanti. Il lavoro di Murray racconta l'esodo per l'inverno di una famiglia e dei suoi yak, reso arduo e pericolosissimo dalle restrizioni imposte nell'area tibetana dal Governo cinese.

Il documentario di Marianne Chaud, invece, è un viaggio in un monastero in cui monaci-bambini iniziano il loro percorso religioso: antropologicamente molto interessante, il film è a tratti anche molto divertente.  

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