Le confessioni di un uomo di cinema: si potrebbe (anche) definire così il primo libro di Ciro Ippolito, attore sceneggiatore produttore e regista, autore di Un napoletano a Hollywood (Tullio Pironti Editore, 180 pp., 12 €).
Ma potremmo anche definirlo semplicemente una raccolta di racconti, a sfondo autobiografico e ambientati nel mondo del cinema: il libro è una piacevolissima lettura, divertente e scanzonata, in cui gli amanti della settima arte (di qualunque genere, da Marco Ferreri a John Holmes, da Totò ad Arrapaho, di cui Ippolito è stato regista) potranno trovare segreti e 'dietro le quinte', da filtrare ovviamente con la vena da 'cantastorie' dell'autore.
Ma anche un libro in cui tutti potranno trovare storie divertenti: abbiamo perciò deciso di intervistare l'autore. La versione migliore sarebbe stata quella di proporvi una registrazione audio di quanto ci ha detto: è difficile rendere per iscritto i toni e le sfumature del suo raccontare.
In mancanza di una registrazione, però, dovrete accontentarvi di leggere (segnaliamo che nei prossimi giorni Ippolito sarà ospite della trasmissione tv di Piero Chiambretti).
Come mai ha deciso di raccontare la sua carriera proprio ora?
Non ho voluto raccontare la mia carriera o scrivere un'autobiografia: non è un libro auto-celebrativo. Avevo voglia di raccontare una storia, e ho deciso di partire dalla mia visto che la conoscevo bene!
Volevo anche che fosse un racconto divertente, perché è il modo in cui mi piace vedere le cose: ho raccontato così anche la mia esperienza in galera, e non è scontato parlare di un'esperienza così con il sorriso...
La sua è una storia incredibile: che cosa l'ha guidata in tutti questi anni nel cinema? I progetti a cui lavorato sono così diversi tra loro...
Sono stato sempre guidato dall'istinto e dagli eventi: ho fatto e continuo a fare le cose che mi piacciono, quelle che mi vengono proposte e quello che mi vengono in mente. E ciò che mi diverte, ovviamente: i miei film rispecchiano il mio stato d'animo.
Sono passato da un genere all'altro perché il cinema mi piace tutto, dalla A alla Z: non esiste per me un cinema di serie B, o C, o Z. E' stupido fare queste differenziazioni. E poi, devo ammetterlo, ho fatto ciò che sono riuscito a fare: non ho realizzato tutto ciò che avrei desiderato...
Lei ha conosciuto tantissimi personaggi del cinema, italiano e internazionale: chi le ha lasciato il ricordo migliore e chi il peggiore?
Devo ammettere, credimi, che ricordo solo di avere avuto buoni rapporti con le persone che ho conosciuto. Tutti gli incontri sono stati interessanti, non solo con le persone del mondo dello spettacolo. Forse, semplicemente, sono stato fortunato!
Alcune storie sembrano davvero incredibili: è davvero tutto vero ciò che ha scritto?
C'è una vecchia frase in un film, L'uomo che uccise Liberty Valance, che va bene per questo caso: un editore dice al giornalista 'tra la verità e la leggenda, stampa la leggenda'...
Come ti dicevo, questo libro è un racconto, non un'autobiografia: ogni evento di cui parlo è vero (ci sono nomi e cognomi!) ma lo si poteva raccontare sotto mille altri punti di vista! E' stato tutto filtrato dal mio modo di vedere la vita.
Quali sono i suoi progetti futuri?
Ho un progetto a cui tengo molto, la realizzazione del film La Vedova Scalza (dal romanzo di Salvatore Niffoi). E' un testo di cui ho da tempo pronta la sceneggiatura, e che ho anche portato - nel frattempo - a teatro: sul palco (come nel film che verrà) la protagonista è Caterina Murino. Ci sono ancora tante cose da risolvere, dal punto di vista produttivo e distributivo, ma spero di riuscire presto ad arrivare in sala.
E poi un altro libro: mi piace scrivere, questa nuova carriera è una parte della mia vita che vorrei si prolungasse. Ho già qualche idea per il prossimo: non partirà dalla mia vita, però, sarà una storia a sé. Sto iniziando a capire come ci si muove all'interno del mercato editoriale...
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