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Intervista ad Andrea Pellizzer, regista di 'Un sogno serio'

Carlo Griseri avatar Lunedì 29 Marzo 2010, 15:25 in Interviste di Carlo Griseri
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Un sogno serio è il documentario di Andrea Pellizzer dedicato alla squadra di calcio dell'Albinoleffe, che ha già partecipato al Bergamo Film Meeting e all'ultima edizione del 11mm - Fussball Film Festival, festival di cinema dedicato al calcio in programma a Berlino.

Un documentario che parte dal calcio (e dalla 'quasi' promozione in serie A della squadra lombarda al termine della stagione 2007-2008) per raccontare un territorio, la Val Seriana, e il suo popolo. 

Per la cronaca: dopo essere stata per alcune giornate addirittura prima in classifica, la squadra si è qualificata per i playoff ma ha perso la finalissima a Lecce. Allo stadio salentino, in mezzo ai 40.000 tifosi della squadra locale, anche 12 temerari tifosi dell'Albinoleffe... oltre alle telecamere di Pellizzer e della casa di produzione Lire3Film

Abbiamo intervistato il regista. 

Quando è nata l'idea del documentario?

Durante la stagione 2007-2008, nel mese di marzo. Stavamo terminando il montaggio del nostro primo film, Tre lire primo giorno, una fase lunga che ci permetteva di studiare nuovi progetti. L'Albinoleffe era primo in serie B in quel momento: una piccolissima realtà, a soli 40 km da Milano, una storia particolarissima.
Due paesi di meno di ventimila abitanti, la fusione di due squadre, in meno di dieci anni era quasi in serie A: ci interessava approfondire. A marzo 2008 abbiamo iniziato a seguire la squadra in occasione di una trasferta a Pisa da capolista.
Se avessimo trovato dei tifosi ultras, non avremmo proseguito: ci siamo invece ritrovati in piazza dei Miracoli in una situazione che pareva una gita anni '50!
Dal pullman sono scesi tifosi non facinorosi, molto tranquilli. Tra loro c'era anche il sindaco di Leffe, i loro cori erano del tipo 'Pista pista arriva la capolista'...
Era la stagione dell'omicidio Raciti, un brutto periodo per chi ama il calcio: avevamo la nausea, questa per noi era aria fresca. Abbiamo seguito tutte le partite, loro sono scesi e risaliti in classifica. Abbiamo sperato nella promozione diretta, poi sono arrivati i playoff. Volevamo fare un documentario sportivo, anche se con pochi mezzi. 

Il calcio sembra però un pretesto per raccontare una valle. 

Dopo la vittoria del Lecce nella finalissima (dove 12 tifosi avevano seguito la squadra lombarda!) ci siamo guardati tra noi: avevamo seguito le riprese, avevamo conosciuto bene i tifosi e il capitano, che non aveva mai giocato in serie A e da 15 anni era all'Albinoleffe. Avevamo molte riprese di allenamenti e di partite, ma le abbiamo accantonate quasi tutte.
Abbiamo deciso che era meglio puntare su una storia di persone e di tifosi, sul patrimonio di persone in valle. Abbiamo vinto un bando della Provincia di Milano e questo ci ha permesso di concludere il lavoro in un tempo relativamente breve. 

Quanto tempo ha richiesto il lavoro?

Da novembre 2008 a maggio 2009. Abbiamo deciso di muoverci in modo particolare, chiedendo patrocini ai comuni principali della valle, così da avere margine per organizzare un casting 'ufficiale': ci piaceva l'idea di raccogliere un campionario di idee e di impressioni.
Ci dicevano tutti: 'Questa è una valle chiusa, non verrà nessuno'... e invece si sono presentate più di 300 persone, e di target molto diversi!
Abbiamo raccontato le storie di tifosi che avevamo già conosciuto nelle trasferte, non perché fossero degli eroi ma perché sono persone che ci sono venute incontro, abbiamo condiviso momenti importanti... e avevamo anche del girato negli stadi!  

Quale è stata la reazione in Val Seriana?

Grande entusiasmo! Era la prima volta che qualcuno gira un film da quelle parti: il ritorno dal punto di vista umano è l'unico che abbiamo potuto avere (siamo una piccola produzione), ma da questo punto di vista non ci possiamo proprio lamentare!
Le prime proiezioni che abbiamo organizzato hanno registrato il tutto esaurito: al Bergamo Film Meeting c'erano 400 persone. Vogliamo che questi eventi siano tutti organizzati in 'veri' cinema, per cui la capienza è limitata: ma lo dobbiamo alle tante persone che hanno partecipato a questa avventura. 

Come è stato accolto il documentario al festival del cinema calcistico di Berlino?

Benissimo, anche se non so come abbiano fatto a capire tutto: c'erano i sottotitoli, ma nel documentario ci sono anche molte espressioni locali, e poi si parla molto e star dietro al testo non è semplice...

Una parola sulle bellissime 'grafiche pittoriche' di Alba Rivolta che impreziosiscono il documentario.

E' un'animazione a 'passo 1' fatta quasi in casa: i quadri sono di mia madre, ho sempre voluto lavorare con lei. Le ho fatto realizzare tredici quadri in due giorni, ogni tre pennellate scattavo una foto... ora i vari 'pezzi' hanno formato un'unica opera, che è in esposizione nel comune di Albino.

I tuoi prossimi progetti cinematografici?

Dopo aver fatto due film in due anni, con i nostri pochi mezzi, e non aver avuto alcun ritorno economico, abbiamo deciso di pensare al prossimo progetto con calma, cercando di ovviare al momento economico difficile sviluppando idee e trovando collaborazioni...
Ho un mio progetto privato, inoltre, ma mi sono dato la scadenza nel 2013. E poi c'è la promozione di Un sogno serio: si sono fatte avanti alcune tv, continueremo nelle proiezioni, prepareremo il dvd... c'è molto da fare! 

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