In sala con il suo terzo film, La valigia sul letto, Eduardo Tartaglia è autore, attore e regista delle sue commedia, sia in teatro sia al cinema. Il suo ultimo lungometraggio è un divertente racconto che parla di Napoli e di precariato, di pentitismo e di rapporti affettivi.
Un film riuscito, che - pur essendo molto legato alla sua terra d'origine, in cui ha ottenuto ottimi riscontri di pubblico nei primi giorni d'uscita - riesce ad 'arrivare' al pubblico di tutto il paese, regalando alcuni momenti comici di sicura presa (la scena al cimitero con 'A Livella di Totò, per dirne una...) ma ha anche spazio per qualche riflessione.
La valigia sul letto è interpretato da Tartaglia insieme alla moglie, Veronica Mazza (come il precedente Ci sta un inglese, un francese e un napoletano), e da un gruppo di attori-amici tra cui Biagio Izzo e Maurizio Casagrande.
Abbiamo raggiunto telefonicamente Eduardo Tartaglia per un'intervista.
Il film nasce da una tua commedia teatrale precedente.
Sì, ma spero si rivolga a un pubblico più ampio di quello che l'ha vista a teatro! Il testo ha esordito un paio d'anni fa a Napoli, ma l'ho ritirato poco dopo perché è iniziato il lungo lavoro che mi ha portato a fare il film.
Più che 'figlio della commedia teatrale', però, questo film è il 'fratello gemello': la stessa idea mi è venuta contemporaneamente sia per il cinema che per il teatro.
Mai come questa volta la sceneggiatura percorre una strada tutta sua, il palcoscenico è stato una specie di test per la validità della storia, per le dinamiche di narrazione e anche per alcune battute collaudate. Si tratta di due linguaggi diversi ma non penso sia disdicevole attingere dall'uno per utilizzare nell'altro.
Si parla in ogni caso di una commedia, di battute, di dialoghi: Hitchcock e Billy Wilder ci hanno insegnato che si può anche trarre un buon film da un testo teatrale... Il teatro non è una 'peste bubbonica' da cui tenersi lontani!
Ogni volta che faccio un film la prima cosa che mi chiedono è se si tratta di un film 'teatrale', ma che vuol dire?
Il film precedente, Ci sta un inglese, un francese e un napoletano, era uscito prima in Campania e poi in Italia. Questa volta avete agito diversamente...
In quel caso si optò per un lancio regionale, poi lo straordinario successo in Campania portò - forse un po' troppo rapidamente - al passaggio in tutta Italia. Stavolta no, e questo mi rende felice anche se si sconta un'uscita in concomitanza con film importanti, in un mercato stracolmo di offerte allettanti e penalizzanti, specie per i film italiani (tranne per i 'colossi' come Mine vaganti di Ozpetek!).
Siamo comunque andati molto bene in Campania in questi primi giorni. Il gradimento c'è: sono entrato di nascosto in alcune sale per assistere alle reazioni del pubblico, e più volte mi è capitato di sentire applausi a scena aperta e alla fine del film... sono cose che non possono che fare piacere!
Spesso ti 'circondi' di amici nei tuoi film, a partire da tua moglie Veronica Mazza...
Mi aiuta molto in fase di sceneggiatura immaginarmi i volti dei personaggi con quelli di attori che conosco e che ammiro, come Biagio Izzo e Maurizio Casagrande. Ho poi la fortuna che questi attori partecipano al film!
Il ruolo di tua moglie è sempre maggiore, da Il mare, non c'è paragone a oggi.
Credo che Veronica (e lo dico ora che non c'è!) sia un talento straordinario, un'attrice comica in grado di regalare 'chiaroscuri' alle sue interpretazioni. Ogni volta dimostra di saper sostenere sfide attoriali più complesse, la costringo ad acrobazie comiche inusuali per una donna, che sono un banco di prova difficilissimo!
Grazie alla sua presenza riesco a dare uno sguardo a 360° alle storie: troppo spesso le donne sono relegate a ruoli comprimari nei film, sono trattate superficialmente.
In alcuni momenti l'uso del napoletano rende quasi impossibile la comprensione ai 'non residenti'...
Lo so, è un prezzo da pagare ogni tanto... Credo però che in alcuni momenti del film (come nella scena in cui abbiamo giocato su 'A Livella di Totò) anche chi non capisce ogni parola riesca a capire l'umorismo.
Una curiosità per i non napoletani: cosa sono i 'cicoli allardiati' di cui va matto Biagio Izzo nel fim?
Me lo hanno chiesto anche i napoletani! E' un gioco, non esistono: i cicoli sono i ciccioli, lo strutto, il lardo. Li ho immaginati 'allardiati', all'ennesima potenza: il mio cosceneggiatore, Elvio Porta, si è divertito moltissimo con questo 'concentrato di colesterolo'!
Magari poi un giorno, come avvenne con il Cacao Meravigliao di Arbore, li troverò in vendita in qualche negozio qui a Napoli...
Prossimi progetti?
Devo confidarti che non ho alcuna commedia teatrale che può diventare un film! Ho un'idea per un film, però, e magari questa potrà poi diventare una commedia teatrale, perché no?
Sono uno dei pochissimi che riesce a fare le proprie commedie senza essere un volto televisivo famoso, spero di poter continuare così.
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