L'italocileno Marco Bechis è un regista impegnato, capace con un pugno di titoli di costruirsi una filmografia interessante e di prestigio, amata dai festival (Venezia in particolare) e che purtroppo (come spesso accade) fatica a trovare la strada dei cinema (e, addirittura, della distribuzione in dvd).
L'accoppiata Garage Olimpo e Figli/Hijos, realizzata tra il 1999 e il 2001, lo ha imposto all'attenzione della critica: due parti di un'unica storia, quella della dittatura argentina degli anni '70 (che vide lo stesso Bechis tra i suoi oppositori, sequestrato, detenuto e poi espulso dal paese).
Se il primo film racconta la repressione, con la sua crudezza e la sua chirurgica capacità di colpire il nemico, il secondo ne evidenzia uno degli aspetti più atroci: il destino dei figli dei desaparecidos, neonati strappati alle braccia dei veri genitori e cresciuti dagli ufficiali dell'esercito, spesso da coppie che non riuscivano ad avere figli.
Di quei bambini, oggi ragazzi, si occupa da anni un'associazione (Hijos, appunto), che cerca di recuperare i fili di storie spezzate, svelando alle vittime il loro passato e - nei casi più fortunati - il nome e il volto dei loro veri genitori. Circa 500 sono gli Hijos, una novantina dei quali (ad oggi) sono stati 'trovati'.
Figli/Hijos ha avuto un destino distributivo impervio, dicevamo: Marco Bechis ne ha accompagnato nei giorni scorsi a Torino una proiezione speciale, alla presenza della scenografa e costumista del film, Caterina Giargia, e di Victoria Donda, autrice del libro Il mio nome è Victoria (edizioni Corbaccio, 2010) in cui racconta in prima persona la sua storia di figlia di desaparecidos.
Alla proiezione è seguito un incontro col pubblico, di cui vi rendiamo conto in questo post.
"E' stato molto emozionante per me rivedere il film oggi, erano sei anni che non mi capitava. Un'emozione quadruplicata per il fatto che a fianco a me c'era Victoria: è una serata magica che ricorderò per sempre", ha detto il regista prendendo il microfono sui titoli di coda.
Quella di Figli/Hijos, ha raccontato, è "una storia pensata nel 2000, di pura fantasia ma basata su vere esperienze di amici dell'associazione".
La storia si svolge a Milano, l'ex tenente Ramos è sposato con l'italiana Stefania Sandrelli e vive con lei e con loro figlio, Javier: "L'ho ambientato qui perché volevo che gli italiani, vedendo il mio film, non potessero sentirsi estranei, che fossero coinvolti emotivamente e non si sentissero 'immuni'".
Figli/Hijos è la continuazione naturale di Garage Olimpo: "In quel film nulla è lasciato sottinteso, in questo no. I primi vent'anni di vita di Javier non appaiono per nulla, e tutta la storia è raccontata in maniera sospesa, la loro casa è immersa nella nebbia...".
A questo punto a prendere la parola è Caterina Giargia: "In tutte le scene del film la luce gioca un ruolo importante. La casa ha colori caravaggeschi, mortiferi, è ripresa sempre in penombra: è il luogo dell'oscurità e della menzogna. Nella scena finale in aereo, invece, la luce avvolge Javier a testimoniare la verità svelata".
Dal pubblico arriva al regista una domanda sul finale poco consolatorio: "Mettere un happy end sarebbe stato fare una storia sullo stile di Schindler's list, ma non avrebbe raccontato la verità. In questo film - come già nel mio precedente - avevo la volontà di non salvare nessuno, in particolare i due 'finti' genitori. Non volevo creare alcuna empatia tra gli spettatori e questi due personaggi, e Stefania Sandrelli da questo punto di vista è stata bravissima a costruire il suo personaggio".
Il film è stato girato dieci anni fa: "Volevo farlo contemporaneamente a Garage Olimpo, con gli stessi attori e negli stessi luoghi. Non mi è stato possibile, allora li ho fatti uno dopo l'altro".
"E' stato necessario un lungo casting di attori (anche molti italiani, tra cui Claudio Santamaria con cui ho poi lavorato in La terra degli uomini rossi), ma ho poi voluto lasciare un legame con Garage Olimpo (il protagonista Carlos Etchevarria è in entrambi i film, come anche suo 'padre', Enrique Pineiro). Lei, Julia Sarano, non aveva mai fatto cinema, solo del teatro (molto off...) a Napoli. Stefania Sandrelli ha accettato dopo che molte attrici mi avevano detto di no: Ornella Muti, Fanny Ardant, Lucia Poli... Era per loro un personaggio troppo negativo, non volevano aver nulla a che fare con lei. Stefania ha accettato subito, ha detto che era un film che 'si doveva fare': ha poi vinto il David di Donatello per questa interpretazione".
Il finale del film si svolge in Argentina, con le riprese di un vero escrache: "A quei tempi si facevano moltissimi escrache, moltissime manifestazioni: non erano ancora iniziati i processi ed era l'unico modo per denunciare i colpevoli della dittatura, che conducevano una vita normalissima. Il corteo si fermava sotto le loro case e i manifestanti indicavano a tutti i responsabili di quei fatti, con cartelli e picchetti sotto le loro finestre".Infine è stato chiesto a Bechis come il film sia stato accolto in Argentina: "Non è stato molto visto, come del resto anche Garage Olimpo. Almeno in sala, perché mi risulta che siano schizzati in vetta alle classifiche quando sono diventati disponibili a noleggio e in vendita. Film di questo tipo non interessano molto agli argentini, neanche ai giovani. In Italia è stato a Venezia, nei cinema non ha avuto molta fortuna: ma dopo tutti questi anni mi sembra ancora valido, i miei sono film che durano nel tempo".
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