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Intervista a Claudio Giovannesi, regista di "Fratelli d'Italia"

Carlo Griseri avatar Venerdì 8 Gennaio 2010, 08:43 in Festival di Roma, Interviste di Carlo Griseri

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Presentato - con successo - all'ultima edizione del Festival del cinema di Roma, Fratelli d'Italia di Claudio Giovannesi è uno dei documentari italiani più interessanti visti nel corso del 2009.

Ne abbiamo già scritto positivamente dopo la visione romana, ma oggi abbiamo voluto approfondire il discorso direttamente con il regista, autore tra l'altro di un'opera prima di 'fiction' molto applaudita (La casa sulle nuvole con Adriano Giannini). 

Del documentario, di immigrazione e di altro ancora abbiamo parlato nell'intervista che potete leggere qui sotto. 

Come si è inserito nel progetto di didattica del Labirinto? La collaborazione avrà altri sviluppi in futuro?

Condivido con Giorgio Valente, il produttore del documentario, il desiderio di raccontare l’Italia di oggi, multietnica e multiculturale, osservandola da vicino, senza pregiudizi e senza timore di andare dentro i conflitti che questo nuovo tessuto sociale per forza di cose porta con sé. Attraverso il Labirinto ho potuto tenere dei corsi di educazione al linguaggio cinematografico nella scuola dove ho girato il film: mi hanno aiutato a conoscere l’ambiente che volevo raccontare e ad inserirmi in esso. Sicuramente la collaborazione con il Labirinto andrà avanti, sia per quanto riguarda i progetti didattici sia per i progetti cinematografici.

Ho letto che la collaborazione è iniziata con il documentario Welcome Bucarest: come completa il discorso proseguito con Fratelli d'Italia?

Welcome Bucarest è diventato il primo episodio di Fratelli d’Italia: la storia di Alin, il giovane rumeno, e del suo rapporto con i compagni di classe e con la professoressa di lettere. A partire da Welcome Bucarest abbiamo poi realizzato gli altri due episodi, quello di Masha, la bielorussa, e quello di Nader, l’egiziano nato in Italia. La necessità è stata quella di fare un film sull’Italia di oggi prima di tutto, non propriamente un film sugli immigrati, ma un film sul nuovo tessuto sociale che costituisce oggi il nostro paese. Da questo è venuta la scelta del titolo.

Come ha scelto - oltre ai motivi di puro 'permesso' rilasciato da protagonisti e famiglie - le tre storie, così uguali e così diverse tra loro? Quale tra le tre storie è quella più 'comune' tra i ragazzi che ha conosciuto?

Credo che il conflitto per un adolescente, e per ogni essere umano in generale, rappresenti un momento di crescita e di presa di coscienza. Ciascuno dei tre ragazzi, quando li ho incontrati e raccontati, stava vivendo un momento difficile, che richiedeva una scelta, un cambiamento, un approfondimento. Le telecamere hanno osservato e narrato un momento della crescita di tre italiani di origine straniera, che frequentano la stessa scuola, nel presente della nostra società.

"L'Italia non vuole conoscere il valore positivo della multicultura", viene detto ad un certo punto nel documentario: perché la situazione è questa? Per ignoranza o altro?

Perché, rispetto a molti altri paesi europei, l’Italia non ha conosciuto il colonialismo, o meglio, ha tentato un’azione coloniale fallimentare e fuori tempo. Il colonialismo è stata una stagione violenta della storia, ma ha permesso a stati come la Francia, il Belgio, la Spagna, l’Olanda (solo per citarne alcuni) di avere oggi un tessuto sociale ricco, più multietnico e multiculturale del nostro. Inoltre il nostro paese, nel 2010, subisce leggi anacronistiche e medievali per quanto riguarda immigrazione e diritto alla cittadinanza (una su tutte la Bossi/Fini).

Il documentario è stato protagonista al festival di Roma: com'è stata l'esperienza? Quale il futuro ora di questo lavoro?

La selezione in concorso al Festival di Roma e la Menzione della Giuria hanno dato visibilità al film. Ora il produttore sta chiudendo un accordo con una società di distribuzione che vuole portare il documentario nelle sale.

Quali i suoi progetti attuali e futuri? E' già al lavoro su altro? Documentari o fiction?

Sto sviluppando una storia di finzione a partire dagli ambienti e dai personaggi che ho raccontato nel documentario Fratelli d'Italia: la periferia di oggi, più multietnica del centro, la vitalità, l’incoscienza e i conflitti degli adolescenti che la vivono.

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