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‘Film Middle East Now’, il Medio Oriente al cinema

Carlo Griseri avatar Venerdì 15 Gennaio 2010, 09:57 in Notizie di Carlo Griseri

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Riceviamo e pubblichiamo. 

Si chiama Film Middle East Now ed è il primo festival cinematografico italiano dedicato al Medio Oriente. Dal 3 al 7 febbraio a Firenze (cinema Odeon e Auditorium Stensen) sarà capitale della produzione contemporanea di film e documentari che raccontano una delle aree più calde, strategiche e affascinanti del mondo.

Israele, Palestina, Iraq, Afghanistan, Libano, Emirati Arabi: nei cinque giorni di Festival verranno proposte le opere più recenti di registi giovani, ma già riconosciuti e premiati a livello internazionale (tutti i registi saranno presenti al Festival). Tra i fiori all’occhiello del Festival un focus speciale sul nuovo cinema e sui recenti documentari dell’Iran.

L’evento è organizzato dall’associazione culturale Map of Creation in stretta collaborazione con la Fondazione Stensen e con il supporto e il patrocinio di Comune di Firenze, Mediateca Regionale Toscana-Film Commission, Consiglio Regionale e Provincia di Firenze.

Il programma propone anche una serie di eventi collaterali focalizzati a raccontare la cultura contemporanea di quest’area del mondo, tra cui la mostra fotografica sull’Iran del fotografo Paolo Woods, momenti conviviali e gastronomici, concerti, workshop, incontri.

Film Middle East Now è una rassegna internazionale pensata per dare visibilità a film che normalmente non trovano una distribuzione nel circuito cinematografico italiano, ma che raccontano con grande forza e immediatezza il Medio Oriente oggi.

Sarà l’Iran ad inaugurare e chiudere il Festival al cinema Odeon. L’apertura è in programma mercoledì 3 febbraio. Dopo il buffet a base di prodotti iraniani, verrà proiettato About Elly, il film del regista iraniano Asghar Faradhi, vincitore dell’Orso d’argento all’ultimo Festival del Cinema di Berlino e candidato agli Oscar 2010 per l’Iran.

Si tratta di un film iraniano sorprendente e fuori dagli stereotipi che racconta la storia di Ahmed che, dopo molti anni trascorsi in Germania, decide di far ritorno in Iran, suo paese d’origine. Domenica 7 febbraio calerà il sipario sul Festival con l’anteprima Italiana della pellicola I Gatti Persiani del regista indipendente Iraniano Bahman Ghobadi, scritto assieme alla giornalista irano-americana Roxane Saberi, arrestata recentemente in Iran.

Sono due film che raccontano due facce dello stesso Iran: uno scorcio sulla nuova borghesia emergente di Teheran e il ritratto di una giovane band rock underground che cerca di trovare il suo spazio all’interno della Repubblica Islamica.

A dimostrazione che il cinema oggi in Iran si è trasformato, e riesce a raccontare in modo più diretto la società attuale, anche oltre la censura. Tra gli altri film in programma c’è Teheran without permission, la capitale iraniana girata clandestinamente con un cellulare; Letters to the president, ritratto inedito di Ahmadinejad; Fatenah, il primo film d’animazione palestinese, ambientato dentro la striscia di Gaza e realizzato col contributo dell’Oms; Amreeka, premio alla critica all’ultimo festival di Cannes che racconta la storia di Mouna, una donna che vive nei territori palestinesi e decide di trasferirsi negli Stati Uniti.

I 12 tra film e documentari del Festival raccontano di politica, di diritti umani, ma anche di amore e di amicizia: storie grandi e piccole, spaccati intimi di vite comuni che invitano a entrare nel loro mondo e stimolano il confronto. Film Middle East Now nasce come una piattaforma di confronto, un'occasione per il pubblico di scoprire e conoscere le culture di questi paesi, confrontarsi con le loro questioni politiche, religiose e sociali, anche attraverso i dibattiti con i registi presenti a Firenze nei giorni della rassegna.

Il Festival nasce dall’esigenza di raccontare una realtà affascinante ed enigmatica di cui l’Occidente, nonostante le forti attenzioni mediatiche, conosce soltanto stereotipi e luoghi comuni. Pochi di noi entrano in contatto diretto con questi paesi e spesso succede che di fronte a culture così diverse non le osserviamo per conoscerle realmente ma per rintracciare in esse quello che ci dicono, quello che immaginiamo.

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