In concorso al Noir in Festival di Courmayeur con il suo ultimo film, L'affaire Farewell, Christian Carion si è mostrato disponibile ad essere intervistato per parlare della sua opera, un film articolato e impegnativo, ma sicuramente interessante e ottimamente girato.
La storia ruota attorno alla figura di Farewell, membro del KGB (impersonato da Emir Kusturica, qui al suo primo ruolo da protagonista come attore) che all'inizio degli anni '80 divenne cruciale per l'avvio del processo di caduta del comunismo grazie alle preziose informazioni che fece arrivare ai governi di Francia e Stati Uniti.
Una figura di cui poco si sa e molto si immagina: "Il mio film, è giusto premetterlo, non è un documentario. Mi sono ispirato a fatti reali ma ho anche immaginato qualcosa di mio, anche perché della storia di Farewell esistono tre versioni ufficiali, tutte diverse, una russa, una francese e una statunitense", racconta Carion.
"Esiste anche il dubbio che Farewell sia effettivamente morto, come lascio credere agli spettatori: nessuno ne ha visto il cadavere, esiste solo una dichiarazione del KGB consegnata alla moglie. E non è certo il massimo della sicurezza!".
"Niente era sicuro della storia, anche perché tutte le informazioni che avevo derivavano da testimonianze dirette: non ci sono foto o registrazioni che abbia potuto consultare. Ho deciso di prendere quelle che mi piacevano di più, ancora oggi questa storia è un mistero".
Nel film compaiono tre presidente veramente esistiti, Mitterrand, Reagan e Gorbaciov: "La Grande Storia, quella dei presidenti, è andata esattamente come nel film. La piccola no, l'ho immaginata io: Leo Ferré, la poesia francese, anche Reagan che guarda 'L'uomo che uccise Liberty Valance' (ma un membro del suo staff mi ha detto che davvero amava guardare western alla fine di riunioni importanti, per rilassarsi un po'...)".
Come è stato dirigere un regista come Kusturica? "Per me sul set era semplicemente un attore. Solo una volta, scherzando ad un pranzo, mi ha detto 'Io ho vinto due volte a Cannes, e tu?'. Gli ho risposto 'Nulla', e lui ha detto 'Beh, non fa niente".
"Non mi ha mai dato consigli di regia, diceva anzi di essere così contento di potersi concentrare solo sulla recitazione, di non avere altri impegni o responsabilità: aveva la sua roulotte, i suoi spazi...".
Ma perché scegliere proprio lui per un ruolo così importante? "Inizialmente volevo girare a Mosca con un attore russo: andai là, contattai Nikita Michalkov e gli raccontai la storia. Gli piacque e decise di aiutarmi co-producendo il film (avrebbe anche voluto recitare, ma aveva altri impegni): troviamo un attore bravissimo con cui inizio le prove e tutto sembra andare per il meglio. Una sera però l'ambasciatore russo a Parigi chiama il mio protagonista e gli dice chiaramente che se reciterà in questo film, la sua carriera sarà finita e nessuno in Russia lo perdonerà".
"Spaventato, mi ha lasciato solo a sole sei settimane dall'inizio! Ho provato a cercare la mediazione di Nikita, ma - pur essendo un buon amico dell'ambasciatore - non è riuscito a smuoverlo. Anzi, mi ha abbandonato pure lui e mi ha detto che sarebbe stato impossibile riuscire ad ottenere le location che volevo in Russia: l'ambasciatore nel frattempo era diventato il ministro della cultura russo, e lo è tuttora, e avrebbe fatto di tutto per bloccarmi".
"Ero a pezzi, in un colpo solo persi attore, co-produttore e Mosca come location: persi anche il sonno! Poi iniziai a cercare un attore dell'ex blocco sovietico, che sapesse parlare russo, e siamo arrivati così a Emir. La storia gli è piaciuta subito perché non è anti-russa ma non è neanche pro-U.S.A.".
"Gli ostacoli dell'ora ministro mi hanno alla fine favorito: Emir è stato straordinario e non riesco ad immaginare nessun'altro meglio di lui per interpretare Farewell! Non è stato facile per lui, non ha preparazione da attore e non ha voluto fare prove perché si diceva incapace di replicare due volte l'interpretazione".
"Il film per il momento è uscito solo in Francia, a fine settembre, ed è ancora in sala. Ad inizio 2010 sarà in Serbia, Stati Uniti, Australia... tutto il mondo, eccetto la Russia: il ministro della cultura ha detto che finché lui sarà vivo il mio film non uscirà! Spero arrivi presto anche in Italia: certo che se il vostro Premier è molto amico di Putin la vedo difficile...".
Nel film c'è anche un breve cameo di Diane Kruger nel ruolo di una spia che viene scoperta e arrestata: "E' un'amica, ha recitato con me nel mio film precedente, Joyeux Noel: ho un forte senso della famiglia e mi piace lavorare con gli stessi attori. Lei in quei giorni era a Berlino per girare Inglorious basterds con Tarantino, l'ho chiamata e le ho chiesto se le andava di prendere un aereo, raggiungerci ad Helsinki, fare un po' di footing e farsi arrestare dall'FBI: ha accettato e in poco più di un giorno abbiamo fatto tutto!".
Fred Ward interpreta Ronald Reagan: come lo ha convinto a farlo? "Inizialmente non voleva, sono dovuto andare a Los Angeles e parlargli per tre giorni, alla fine l'ho convinto. La difficoltà è che Reagan è stato sepolto dagli americani quasi come un dio vivente, colui che ha fatto cadere il Muro: alla fine ha capito che in questo film non volevo sminuirlo, che con la sua interpretazione - anche se Ward è un democratico - lo avrebbe difeso. Ed ha accettato".
Nel film si parlano tre lingue (francese, russo e inglese) senza che questo risulti 'costruito': "Anche il mio film precedente, Joyeux Noel, era così: lo trovo essenziale, mi sembrerebbe stupido far parlare un russo nel mio film in francese con accento russo, e lo stesso per un americano: gli spettatori sanno leggere, e un po' di sottotitoli sono l'unica strada. La produzione ha provato a bloccarmi, ma il successo del mio ultimo lavoro (arrivato alla nomination all'Oscar) mi ha aiutato ad impormi".
TFF 2010, l'esperimento TF Lab funziona (e continua...)
Al via il Torino Film Festival: premio speciale per Giuseppe Bertolucci
TFF 2010, Gianni Amelio presenta il festival. Il video
Intervista a Causo e Di Giorgio, autori di 'Halloween, dietro la maschera di Mic…
Sottodiciotto 2010: attesa per la retrospettiva dedicata a Jean-Pierre Jeunet
Hachiko: la storia d'amore tra un cane e il suo padrone. Richard Gere in un film s…
Ischia Global, al via un festival spettacolare: Elsa Pataki madrina, l'Era Glacial…
Intervista a Franco Salvia, regista de 'Il sottile fascino del peccato'
Festival di Cannes: la copertina Sophie Marceau-Monica Bellucci e il film di Jane…
Trento FF: 'Nanga Parbat' racconta la storia dei fratelli Messner