Seconda e ultima parte dell'intervista a tre realizzata per approfondire la conoscenza del documentario 'L'Aquila bella mé'.
"L'importante è che questa gente rimanga sotto i riflettori perché gli aiuti continuino ad esserci", ha detto George Clooney a Roma in merito al suo film 'abruzzese'. E' d'accordo? Pensa che le tante operazioni realizzate nell'occasione (se ne parla anche nel documentario) siano servite?
P.P.: Riguardo a Clooney credo che gli aiuti non dipendano dai riflettori, ma certo è che l'attenzione sulla situazione de L'Aquila non deve scemare. L'Italia è un grande paese e L'Aquila ne rappresenta un pezzo importante. I riflettori non possono essere spenti, ma dipende da dove si puntano questi riflettori e da come si inseriscono nel territorio e naturalmente da cosa si vuole perseguire. Noi, a differenza dei più, non andavamo (e non andremo) in certa di scoop o di sensazionalismi, di risse e di sdolcinatezze, non abbiamo mai cercato o alimentato polemiche, non abbiamo dovuto forzare niente e nessuno per fare un servizio o ricavarci un articolo. Il nostro lavoro è stato di ascolto e di adeguamento ai tempi e ai modi che le situazioni richiedevano piuttosto che di rappresentazione più o meno enfatizzata per l'edizione della sera, e per finire, cosa non da poco, ciò che abbiamo ripreso (e riprenderemo), in quanto aquilani, ci riguarda comunque da molto vicino.
M.R.: E' importante che si mantenga l'attenzione sulla vicenda e sulla situazione, ma è altrettanto importante da parte dei media fare la giusta informazione, altrimenti si rischia di saturare l'interesse pubblico con un eccesso di notizie sterili. Per sapere veramente cosa sta succedendo a L'Aquila e come va a L'Aquila bisogna stare a L'Aquila, ed è quello che stiamo cercando di raccontare noi vivendo e stando lì.
D.V.: L’informazione è utile nella misura in cui non basta semplicemente a sé stessa ma mette i cittadini in condizioni di comprendere e giudicare razionalmente ciò che accade. Da questo punto di vista mi sembra ci sia un sostanziale fallimento della missione di fondo che deve avere il sistema dell’informazione, anche se i giornalisti più accorti lanciano qua e là interrogativi angosciosi ai quali la politica non da alcuna risposta. Nessuno in Italia sa qual è la vera situazione
sul territorio. Solo gli Aquilani, vivendo le infinite contraddizioni dell’intervento che si sta realizzando, possono sapere di cosa si sta parlando, è per questo che raccontare L’Aquila dall’interno non è per niente ozioso.
L'esperienza al Festival di Roma com'è stata? Qual è ora il futuro di questo documentario?
P.P.: Il Festival di Roma è stato fondamentale per dare una qualche visibilità al documentario, che verrà successivamente distribuito in tv e per l'home video. le proiezioni nelle sale del circuito ARCI-UCCA daranno poi al progetto una visibilità capillare sul territorio nazionale.
M.R.: L'esperienza al festival è stata bellissima ed è stata una grande opportunità per cui devo ringraziare Daniele Vicari, Valerio Mastandrea, Gregorio Paonessa e Mario Sesti. In sala c'è stato un applauso che è durato tutti i titoli di coda ed è andato ben oltre, è stato uno dei momenti più belli, davvero molto emozionante. Sono contento che al pubblico sia piaciuto e lo ringrazio, perchè significa che abbiamo lavorato bene e l'onestà e la sincerità con cui abbiamo trattato il documentario è arrivata a loro. L'intenzione ora sarebbe quella di raccontare un anno di post sisma, ma per quanto riguarda il futuro di questo documentario forse dovreste chiedere ai produttori.
D.V.: Il festival ha dato un minimo di visibilità al nostro lavoro, questo ci aiuta a costruirlo anche dal punto di vista produttivo. Ci stiamo provando ma non è detto che vi riusciremo. Se dovessimo riuscirvi, il nostro intento è raccontare un anno di vicende post-terremoto, realizzando una serie di documentari. Questi documentari
potranno essere acquistati dalla TV o distribuiti in DVD. In ogni caso, attraverso il circuito ARCI-UCCA avranno una loro distribuzione non commerciale ma capillare su tutto il territorio nazionale.
La parte 2 per quando sarà pronta? E che 'vita' avrà (festival, ...)? Nei vostri progetti quante parti sono previste?
P.P.: Stiamo ora lavorando alla realizzazione della seconda parte del progetto (che ne prevede almeno tre).
M.R.: Per quanto riguarda la seconda parte stiamo approntando un premontato da poter valutare e capire i tempi. Per quanto riguarda la sua vita e circuitazione, come prima credo sia più giusto chiedere ai produttori.
Nei vostri progetti quante parti sono previste?
M.R.: Per ora ne prevediamo 3 o 4, non di più.
D.V.: Almeno tre.
Quali i suoi progetti, presenti e futuri, nel campo del documentario (e non solo)?
M.R.: Non mi dispiacerebbe poter realizzare altri documentari, anche perchè mi costringono a mettermi sempre alla prova. Però ho anche dei soggetti di fiction nel cassetto. Al momento sto scrivendo un film di finzione che si rifà alla storia vera di un mio amico e spero che per il futuro mi sia data la possibilità, magari a breve, di realizzare questo film.
D.V.: Sto lavorando alla realizzazione di due film di finzione che raccontano i fatti del G8 di Genova. Il primo è Diaz, la storia dell’irruzione alla scuola Diaz avvenuta il 21 luglio 2001. Il secondo è la storia di Edoardo Parodi, un carissimo amico di Carlo Giuliani, morto sei mesi dopo Carlo.
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alle 19:11
vario
secondo me le cose vanno sempre affrontate presupponendo quelle possibilità che sono tutte interne alle Verità...
già le Verità