Terza giornata a Sulmonacinema: oggi ospite uno degli autori dei sei corti in programma che descrivono il periodo pre– e post-muro, nelle sue diverse sfaccettature di cortina di ferro vera, di muro di (apparente) protezione e della proiezione di una (ipotetica) protezione per arrivare ai muri mentali che abbiamo in testa, dai vari razzismi alle differenze religiose quando queste si fanno fondamentaliste.
Gerd Conradt, cineasta tedesco che vive a Berlino dalla metà degli anni 60, ha filmato il muro nel 1986, e ha diretto un programma tv pilota che prevedeva Saluti televisivi da Ovest verso Est, una comunicazione virtuale tra parenti e amici lontani della prima ora, dato che oggi si comunica via skype, ci si mandano le videolettore, si chatta nei social network tra amici in giro per il mondo.
Cinque i film in concorso, oggi, lungometraggi per intensità di narrazione e non per la durata che oscilla per tutti tra un’ora e ventitre minuti. Scrive Roberto Silvestri, direttore artistico, nel catalogo: "In tutta Italia, anche senza terremoti devastanti, le sale cinematografiche dei centri storici stanno chiudendo, una dopo l’altra, un flagello di mercato, non ‘naturale’, e molti diplomati del centro sperimentale invece di inventare nuove forme, sono stati costretti a fotocopiare i format ‘di successo’. Ecco perché quest’anno, provocatoriamente, alle troppe opere prime pre-fabbricate per essere ‘commerciali’, abbiamo preferito per il concorso ben 4 film ‘scorretti’, secondo il regolamento, cioè 4 ‘lungometraggi che durano solo mezz’ora’. Ma indipendenti dal punto di vista produttivo e formale e che certo sarebbero stati film normali se avessimo a disposizione un normale Centro Nazionale del Cinema e un Centro Sperimentale che istighi a creare prototipi indisciplinati e non clonazioni".
Per l’omaggio a Emile de Antonio (foto sopra), cineasta documentarista italieno geniale, anticipatore dello stile tanto attuale à la Michael Moore, morto nel 1989, oggi c’è l’ultimo suo film realizzato: Mr Hoover and I che, anche nel titolo, rimanda al Roger and me e lascia il testimone al giovane filmaker di Flint, Michigan, suo successore.
De Antonio scriveva con le immagini “lettere d’amore a miss Libertà”, secondo una suggestiva intuizione del critico del New York Post Jimmy Wechsler. Figlio di un medico torinese (Turin Film Corporation si chiamava la sua casa di produzione), militante ‘ex cattolico’, grande nuotatore subacqueo, De Antonio ha restaurato le sepolte virtù rooseveltiane, la compassione, una coscienza sociale inscalfibile, un alto e naturale senso di giustizia.
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