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La bella gente: conferenza stampa di Ivano De Matteo e del cast

Carlo Griseri avatar Lunedì 16 Novembre 2009, 16:42 in Torino Film Festival di Carlo Griseri

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Riportiamo le parole in conferenza stampa al Torino Film Festival del film "La bella gente" di Ivano De Matteo. 

Ipocrisia e colesterolo
Ivano De Matteo: Quando qualcuno si reputa bello mi mette paura: ho notato che la caratteristica dei belli, dei buoni e dei falsi moralisti è partire lentamente per poi svelarsi come tali. Il titolo del film evoca questo genere di persone e situazioni. Quando la mia compagna e io abbiamo scritto la sceneggiatura volevo attaccare quella categoria di persone, ma poi mi sono accorto che il film parlava dell’ipocrisia che ognuno di noi si porta dietro, me compreso, anche se ad altri livelli rispetto ai protagonisti del film. Paragono spesso l’ipocrisia al colesterolo, perché, proprio come esso, l’ipocrisia può essere buona e spingerci ad andare avanti, oppure cattiva, come quella che descrivo nel film. Sicuramente la denuncia che si fa nel film al perbenismo si presta a facili strumentalizzazioni politiche, d’altronde tutto, in Italia, viene sempre strumentalizzato.

Nascita dell’idea
L’idea del film è venuta a me e alla mia compagna durante un pranzo in una casa di campagna; al tavolo, mentre i camerieri ci servivano vino e assaggiavamo ottimi formaggi, i nostri ospiti e i commensali parlavano delle prostitute nigeriane e di come bisognasse aiutarle. Penso che quando certi tipi di discorsi provengono da persone dichiaratamente di destra ci sia più coerenza rispetto a vedere certi atteggiamenti di persone che si atteggiano a intellettuali di sinistra. C’è una frase pronunciata nel backstage dalla Guerritore che mi ha molto colpito: «Però cosa fai quando la persona a cui vuoi dare comincia a prendere?»

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Presenti e assenti
Ivano De Matteo: Nel cast c’è Monica Guerritore, sicuramente un nome importante del nostro cinema, che però non è stata assolutamente considerata diversamente dagli altri attori sul set. Vedendo il girato mentre facevamo il film mi sembrava di fare un buon lavoro sulla Guerritore, evitando di esasperare la sua impostazione teatrale. Tutto ciò che voleva fare di sua spontanea iniziativa, ma che io non trovavo adatto al film, non è stato montato.

Elio Germano: Penso che nel momento in cui un attore decide di sposare un progetto, si debba mettere a disposizione del regista e seguire i suoi suggerimenti.

Antonio Catania: Penso che sia stato molto interessante come attore riflettere sull’ipocrisia e sul fatto che si pensa di esserne immuni e quando si scopre invece di essere come gli altri, non si è preparati a questa grande sorpresa. Una persona da questa scoperta potrebbe trarre insegnamento e crescere, ma i personaggi del film si chiudono in loro e fanno finta di niente. Credo di aver immagazzinato molte cose durante le riprese che potrò usare nella vita reale.

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Fateci uscire
Ivano De Matteo: Il film è costato i 450.000 € del contributo pubblico ed è stato girato in quattro settimane. Anche se all’inizio abbiamo firmato un contratto con un distributore, al momento di farci uscire in sala, questo personaggio si è dileguato. Il film ha vinto il festival di Annecy e in Francia è stato molto apprezzato, tant’è che c’è un progetto con le scuole per cui andrò a tenere delle lezioni con i ragazzi. Ma in Italia, nonostante abbia vinto il premio CICAE non riesco a farlo vedere a nessuno. Non chiedo tanto, mi basterebbero 10 copie, magari sottratte a quei film che escono con 300 copie e occupano tutte le sale. Mi sento un pregiudicato perché il mio neonato viene ucciso prima di fare i suoi primi passi; vorrei che fosse il pubblico a decidere le sorti del mio film.

Un film non a tesi
Vittoria Larcenko: L’ultima scena rappresenta un’apertura del film perché Nadia non viene rimessa sulla seggiolina, come all’inizio del film. Ritorna la prostituta che era, ma forse con qualche anticorpo in più o in meno. Per la famiglia la storia di Nadia rimane una piccola parentesi, perché tornano alle loro esistenze senza che nulla sia cambiato, ma per la ragazza tutto è diverso.

Ivano De Matteo: Penso che scrivendo il film ci si potesse imbattere in molte trappole, proprio perché è facile cadere in stereotipi nella caratterizzazione di personaggi come quelli che rappresento. Inizialmente siamo partiti dalla musica, componendo insieme a Francesco Cerasi la partitura musicale. In un momento successivo abbiamo lavorato sui personaggi, cercando sempre di tenere presente una sorta di bilancia sulla quale pesare gli effetti. Per esempio, quando entra in scena il personaggio di Elio Germano ho cercato di far nascere nel pubblico la speranza che fosse una specie di principe azzurro e poi, attraverso una serie di piccoli accorgimenti sulla costruzione del personaggio a posteriori, ho inserito dei segnali sulla vera natura del suo personaggio.

Analisi generazionale
Elio Germano: Ciò che a mio parere è veramente politico nel film, oltre al discorso sull’ipocrisia, è il racconto della malattia trasversale della nostra epoca che è improntata all’individualismo. Oggi ognuno è mosso dalla propria volontà; l’ipocrisia nasce dal fatto che nessuno condivide con gli altri proprio perché si vive in maniera individualista. Non è solo un fenomeno diffuso tra i trentenni, ma anche tra i ventenni, che è la generazione investita delle maggiori speranze, perché si pensa che possa fare meglio dei propri padri. Quindi quando ci si accorge che tutte le speranze cadono c’è ancora più amarezza perché c’erano maggiori aspettative. Penso che questo discorso sulla mancanza di una vera comunità sociale, non sia stato affrontato consapevolmente nel film, ma sia un’analisi emersa a posteriori.

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