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Intervista ad Antonello Matarazzo, regista di "Latta e Café"

Carlo Griseri avatar Venerdì 6 Novembre 2009, 08:28 in Festival di Roma, Interviste di Carlo Griseri

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"A Riccardo Dalisi, alla sua poliedrica attività nel campo del design, della scultura, della pittura e del teatro, alle sue innovative idee applicate all’architettura e al suo imprescindibile rapporto con la città di Napoli è dedicato il documentario firmato da Antonello Matarazzo": così recita il pressbook di "Latta e café", lavoro presentato nella sezione L'Altro Cinema | Extra all'ultimo Festival del Cinema di Roma.

"Dalisi è figura di spicco nel panorama internazionale dell’arte contemporanea. E’ un artigiano puro che, attraverso intuizioni straordinarie, ha saputo coniugare il lavoro su scala industriale con quello su piccoli numeri, permeando entrambi della sua consueta poesia. Non ha caso nel 1981 ha vinto il prestigioso Compasso d’Oro per il design della caffettiera napoletana Alessi. Ma a lui va innanzitutto il merito, storicamente riconosciuto, di avere inventato l’arte povera prima ancora che questa diventasse una corrente ufficiale. E’ stato il primo ad assemblare insieme materiali di riciclo, come latta, carta, ceramica, vetro, legno e stoffa trasformandoli, con pazienza artigianale, in vere e proprie opere d’arte".

Abbiamo intervistato il regista Antonello Matarazzo per saperne di più. 

Come nasce il progetto del documentario?

Quasi per caso, un gallerista propose a me e Riccardo Dalisi una doppia personale in cui mettere a confronto i nostri rispettivi linguaggi, diametralmente opposti sia dal punto di vista tecnico che d'ispirazione concettuale. Per questa occasione io avrei tentato una rilettura in digitale del lavoro artigianale di Riccardo producendo un video che sarebbe confluito in una videoistallazione. Era la prima volta che entravo in contatto con Riccardo Dalisi e con il suo lavoro che conoscevo solo superficialmente. Familiarizzando con lui e con il suo studio ho sentito l'esigenza di sviluppare il progetto approfondendo alcuni aspetti del personaggio, spingendolo a raccontarsi e sollecitando altri a farlo. Da questo ne è poi nato il documentario del quale stiamo parlando.

E' evidente, vedendo il documentario, il suo amore per il mondo di Dalisi: perché ha deciso che voleva essere lei a raccontarlo?

Non c'è modo migliore di raccontare le cose che osservarle da un punto di vista estraneo, scientifico, e con curiosità sincera, in cui il processo di conoscenza avviene in corso d'opera e l'empatia, forse l'amore, ne è il prodotto finale.

Raccontare Dalisi non deve essere stato semplice: lei stesso ha deciso di inserire nel montaggio una parte della ricerca del 'modo migliore' per affrontare il tema. Come è arrivato alla scelta finale?

Ho pensato che raccontare un personaggio come Dalisi con la sola analisi delle sue opere avrebbe lasciato il film mutilato di un aspetto fondamentale. Non è possibile parlare di un artista se non si indaga sulle ragioni che lo spingono ad esser tale. Per questo ho dato ampio spazio all'opera che Riccardo ha realizzato soprattutto nel sociale, animando i quartieri degradati di Napoli, collaborando con chi è in prima linea nell'affrontare temi come la decrescita e lo smaltimento dei rifiuti con la passione autentica di un bambino convinto di poter concorrere alla salvezza dell'umanità.

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Quali sono state le difficoltà maggiori nella realizzazione del documentario (se ce ne sono state)?

Credo quella di ritrasformare il caos del lavoro di Dalisi, non nel senso di ammaestrarlo per ottenerne un racconto, ma proprio di tentare di re-interpretarlo senza tradirne i principi, ri-caoticizzandolo, per così dire, in una nuova forma espressiva.

Quale è stato il giudizio di Dalisi sul prodotto finale?

Si è commosso.

Come è avvenuta la scelta dei personaggi da intervistare? C'è qualcuno che avrebbe voluto inserire ma non ha potuto?

Ci siamo messi sulle tracce di suoi compagni di percorso come Mario Marenco o Michelangelo Pistoletto, di persone che hanno collaborato con lui nel sociale come Alex Zanotelli, dei suoi successori sul piano filosofico come Serge Latouche, o di critici a lui molto vicini come Gillo Dorfles. Non abbiamo potuto incontrare Achille Bonito Oliva per problemi di appuntamenti saltati e tempi stretti, ma non è stato un danno, gli interventi delle persone che ho citato sono stati piuttosto esaustivi e perfettamente in sintonia con l’andamento aritmico del film.

Il documentario è stato presentato all'ultimo Festival di Roma: com'è stata l'accoglienza?

Direi che di meglio non avremmo potuto aspettarci, siamo stati inseriti in due sezioni "L'Altro Cinema | Extra" e "Occhio sul Mondo", quest’ultima dedicata ai temi ambientali. Abbiamo quindi avuto una visibilità estrema grazie alla quale il pubblico è intervenuto numeroso e già preparato su cosa stessero per vedere, dal momento che c'è stata una grande ripercussione su tutti i media di maggior rilievo. Questo devo dire anche grazie al fatto che avevamo dietro una macchina da guerra come Aurelio e Luigi De Laurentiis e la Filmauro che lo hanno prodotto.

Quale futuro avrà ora questo lavoro?

La Filmauro, che è anche la distribuzione, sta mettendo a punto un cofanetto homevideo che sarà presto in vendita in tutte le librerie, inoltre sta portando avanti un contratto di vendita con Sky. Per quanto riguarda invece le proiezioni al pubblico il prossimo 19 novembre sarà alla Triennale di Milano e alla fine del mese al Festival del Cinema Italiano di Madrid. Prossimamente, credo in Dicembre, dovremo uscire in varie sedi napoletane tra Filangieri e altre sale.

E lei, che progetti ha?

Oltre a proseguire la mia attività espositiva (la mia prossima personale dovrebbe essere proprio quella con Riccardo, rimandata per i motivi di cui sopra), cinematograficamente parlando ho un progetto di lungometraggio, sempre prodotto dalla Filmauro, seppure anche stavolta low cost, che forse, pochi soldi a parte, per me è la formula migliore in questo momento, in un certo senso garantisce l'autonomia necessaria al mio modo decisamente poco ortodosso di intendere il processo creativo.

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