"The One Man Beatles - Cercando Emitt Rhodes" è il titolo del documentario di Cosimo Messeri presentato all'ultimo Festival di Roma nella sezione L'Altro Cinema | Extra.
Un documentario curioso, nato dall'incontro casuale del regista con la musica di Rhodes, autore nei primi anni '70 di quattro dischi apprezzati da pubblico e critica ma poi scomparso dalle scene. L'acquisto di un vecchio vinile in una bancarella romana, l'amore istantaneo per quei versi e tanta iniziativa: il lavoro nasce così.
Abbiamo deciso di intervistare Messeri per saperne di più, anche sul suo ruolo inedito di documentarista (in passato ha lavorato come assistente di Nanni Moretti e Carlo Mazzacurati e diretto alcuni suoi corti di fiction).
Il giudizio complessivo sull'opera è positivo, soprattutto per il carisma e la storia di Rhodes: lo stesso regista, leggerete qui sotto, ammette un po' di 'maldestria', che il documentario non è ciò che vuole fare 'da grande'. Qualche imperfezione c'è, innegabile, ma la scoperta di Emitt Rhodes (più sotto un video in cui ascoltare alcuni suoi brani) vale da sola il prezzo del biglietto...
Come nasce il progetto del documentario: all'inizio lei racconta il modo inusuale in cui è venuto a conoscenza dell'esistenza di Emitt Rhodes. Tra quel momento e la sua partenza per l'intervista, cosa è accaduto? Quali i maggiori problemi nella realizzazione?
Innanzitutto devo precisare che ho fatto questo documentario per necessità: ovvero per non farne un altro. Una notte d'estate, era molto tardi, girovagando per Borgo San Lorenzo (un paese in provincia di Firenze dove fin da bambino ho passato tutte le mie vacanze) con un amico vidi, in una piazza deserta, un omino seduto su una sedia che sotto un lampione leggeva un trattato di filosofia. Accanto c'era una pista di liscio semi illuminata, un po' di vento che smuoveva le foglie... insomma, già quella scena mi pareva magica, interessantissima. Tornato a Roma quell'immagine continuava a tormentarmi, quando, sempre vagando di notte con un amico - Edoardo Scarantino, uno dei produttori di The One Man Beatles - (a questo punto mi tocca precisare che passeggiare di notte mi piace molto) vidi su Ponte Milvio un'altro omino, solo, che pescava. Ci fermammo a fare due chiacchiere e venne fuori che questo aveva avuto una vita a dir poco rocambolesca: negli anni sessanta era emigrato in Australia, dove faceva il manovale, aveva conosciuto gli indigeni, mangiato dei cani... Alla luce di tante stramberie pensai ad un documentario sul valzer matto delle cose, su certe strade buffe che a volte può prendere l'esistenza umana: cos'era che aveva spinto queste persone dignitose al limite del barbonaggio? Avrei preso tre mattarelli di tre luoghi diversi e li avrei fatti parlare davanti alla telecamera, semplicemente: magari che so, sarebbe venuto fuori un fil rouge di quel limite sottilissimo; forse, alla fine, ciò che li aveva portati a quella condizione era solo un dispiacere, un rifiuto, una delusione amorosa, un'incomprensione. Raccontai quest'idea a Carlo Mazzacurati ed Angelo Barbagallo, così, per avere un parere sul tutto. Loro furono immediatamente presi: "
Fallo, ti diamo una mano noi a produrlo". Al che, una volta tornato in cameretta, mi sono venuti i primi dubbi: e se poi non c'è alcun filo conduttore? E se finisco sballottato in una marea di chiacchiere su Schopenhauer e i calzini? E' veramente quello che voglio fare, per cui mi voglio impegnare? La risposta sincera a me stesso fu no, e così, senza alcuno sforzo, mi tornò subito in mente la storia di Emitt Rhodes, che già mi aleggiava intorno da tempo. Angelo e Carlo sono stati molto fiduciosi: mi hanno detto "allora è questo quello che vuoi veramente fare? Ok." Vedi, a volte basta poco (e in realtà è tutto), basta che uno ti dica vai, prova, sbaglia pure, e allora, a quel punto, tu cerchi di sbagliare il meno possibile. Una volta partiti grossi problemi non ce ne sono stati. Se non che laggiù al di sotto dei venticinque anni non puoi guidare le auto a nolo. Quindi, per tutta la durata dell'avventura, sono stato scarrozzato come un sultano dall'operatore di macchina, che superava il limite d'età!
Come ha ricostruito i tasselli della ricerca: i vari personaggi intervistati (penso ad Allison Anders come alle Bangles) come sono entrati nel progetto?
Per quanto riguarda la storia di Emitt, andava divisa in due: carriera e vita privata. Anche se poi l'una si è fusa con l'altra e via dicendo, e ci siamo persi un po' tutti quanti... ma soprattutto lui. Edoardo Scarantino aveva contattato su Facebook (che io personalmente detesto ma che definirei a questo punto un male necessario) quello che poi si è rivelato essere il produttore associato del documentario, Tony Blass. E' stato come una mamma per noi poverelli persi in quel deserto infinito e desolato, ci ha accolti, coccolati, capiti. Senza di lui saremmo ancora lì credo. Ed è stato sempre lui a contattare i vari intervistati e a riuscire a coinvolgerli nel progetto.
Emitt Rhodes è un personaggio notevole: la sua nuova voglia di scrivere musica è stato un risultato straordinario. Ci può aggiornare su questo aspetto? Quali novità ha in merito?
Siamo stati molto fortunati. Io personalmente la penso così, credo che nella vita sia solo fortuna. Siamo partiti senza la minima idea di come fosse Emitt Rhodes come persona. Poteva essere uno stronzo, un presuntuoso, uno scialbo qualsiasi, una persona senza alcuno spessore. E invece... vedi? Fortuna. Così come siamo stati sfacciatamente fortunati a pescarlo in questa sorta di rinascita, di momento magico, panico della sua esistenza. Lui è stato a lungo molto depresso, per via di certe vicende familiari e lavorative. Per trent'anni anni se n'è stato rinchiuso nel suo studio - un garage adibito a studio in realtà - a strimpellare da solo il piano, la chitarra, guardare molto la televisione. Un giorno Emitt mi ha raccontato che uno dei suoi passatempi preferiti è mettere il telegiornale senza volume e fargli la colonna sonora, così, sul momento. Quando siamo arrivati Emitt aveva appena ricominciato a suonare con la nuova band, abbiamo ripreso le prove ed era la seconda volta che il gruppo s'incontrava, in assoluto. E così, forse per un non-so-che di narcisismo e paternità, ma soprattutto di passione e amore incondizionato, mi piace pensare che questo fatto, cioè che delle persone siano partite dall'altra parte del mondo, abbiano attraversato l'oceano solo per parlargli, stare un po' con lui, per amore appunto, ecco, mi piace pensare che questo lo abbia in un certo senso sollevato, carezzato, che sia stata un'iniezione di pura autostima, che abbia un briciolo di fiducia in più, in se stesso e nel mondo. Solo allora questo lavoro avrà avuto ragione d'essere. Per quanto riguarda il nuovo percorso artistico di Emitt ne so quanto voi o poco più. L'ultima volta che l'ho sentito - ci sentiamo telefonicamente una, due volte al mese - la settimana scorsa, mi ha detto che stanno lavorando alle nuove canzoni, che ne hanno parecchie adesso da fare un album, devono solo trovare chi glielo produca. Quindi questo è anche un appello a qualche intrepido discografico italiano in ascolto: CERCASI DISCOGRAFICO AVVENTURIERO PER PRODURRE GENIO!
L'idea di un lavoro 'alla ricerca' di un personaggio forse esistito e forse no (almeno ascoltando i rumours che lei cita a inizio documentario) mi ha ricordato in parte il lavoro su Tony Vilar di Giuseppe Gagliardi: è un film che ha visto? Quali sono state le sue ispirazioni per lo sviluppo del lavoro?
Nel 2005 avevo fatto un falso documentario di mezz'ora, Zeldman - Vicissitudes of a Fallen Idle, una boutade su un cantautore armeno/americano (ero io...) che a cavallo fra i '60 e i '70 aveva ispirato tutti: Beatles, Kurt Cobain, Angus Young, Woody Allen. Questo mockumentary - come lo chiamano gli esperti - riscosse un suo successetto, vinse anche qualche premio in giro per i festival, tra cui Miglior Opera Prima e Premio della Critica al Valdarno Cinema Fedic. La storia finiva con il personaggio che all'apice della sua carriera spariva, letteralmente, nessuno sapeva che fine avesse fatto. Le cause del suo ritiro erano molte, un amore andato male, l'assenza di una famiglia, ma soprattutto la calvizie: in una notte era diventato completamente calvo. Quando quasi un anno dopo uscì Tony Vilar ci rimasi di stucco. Era praticamente la stessa zuppa! Comunque per stizza non andai a vederlo. Quella stessa estate poi il film venne passato nella rassegna Bimbi Belli di Nanni Moretti, all'arena del cinema Nuovo Sacher (la mia scuoletta del sapere!) dove io abitualmente curo le riprese dei dibattiti che Moretti conduce con il pubblico, dopo la proiezione. Insomma, mi toccò vederlo per forza e alla fine fui veramente felice: non c'entrava nulla col mio! Era fondamentalmente la storia di alcuni calabresi a New York. Tra l'altro lo trovai anche particolarmente bruttino, particolarmente tirato via. Ok, l'idea di fondo era la stessa, ma va così, in certi momenti le idee sono nell'aria, e a volte siamo in più d'uno ad acchiapparle. Ripensandoci ora potevo andare a vederlo quando uscì, invece di "patire" inutilmente per mesi!
Il documentario è stato presentato all'ultimo Festival di Roma: com'è stata l'accoglienza? Quale futuro avrà ora?
Al festival di Roma credo di poter dire che è stato un vero trionfo: sala sold out, amici rimasti fuori, applausi per tutti i titoli di coda... insomma è andata proprio bene. Il giorno dopo sono andato con un naso finto a vedere la replica del pomeriggio: poteva essere che la mia presenza e quella dei produttori - senza parlare degli svariati amici e parenti in sala - all'anteprima avesse in qualche modo falsato la mia percezione sull'accoglienza del film. Invece anche alla replica la sala era magicamente piena. Io me ne sono stato nascosto nell'ultima fila, a spiare le varie reazioni, ogni minimo movimento... e poi, alla fine, è partito un applauso, dapprima timido, poi scrosciante, spontaneo, di cuore... Che devo dire? Sono felice che il film arrivi naturalmente. E ci tengo a ringraziare Mario Sesti, che è stato un vero angelo, una mente fine e preziosissima come oggi, purtroppo, ce ne sono poche in questo paese. S'è innamorato del film, di Emitt, ci ha creduto incondizionatamente e lo ha messo in concorso. Credo che quanto me Mario abbia messo un cerottino sulla grande ferita che l'uragano dell'esistenza ha inferto ad Emitt. Non so che vita avrà il documentario, essendo in inglese spero che verrà venduto alle televisioni di tutto il mondo, perché in cuor mio ci credo, so che la storia di Emitt Rhodes merita d'essere conosciuta da più persone possibili. Detto questo non so nulla, per fortuna non me ne occupo io, sul futuro del film credo che vi saprebbe rispondere meglio Angelo Barbagallo...
E lei, che progetti ha nel campo? Continuerà a girare documentari?
Vorrei adesso chiedere scusa a tutti i documentaristi convinti, a quelli che ce l'hanno come passione, c'è un equivoco: io non sono un documentarista! Credo che infatti dal film, forse, si evinca questo fatto maldestro, ma non mi importa... Io sono cresciuto con altri immaginari, vengo da altre fascinazioni: Chaplin, Fellini, Woody Allen... e spero che la mia strada sarà questa: la finzione. Tutte le cose che avevo fatto prima di The One Man Beatles difatti erano di finzione. Non mi affascina molto la realtà, e tutto quello che ho - volendo o no - è la mia fantasia. Sto scrivendo due storie contemporaneamente, una commedia col grande Marco Lodoli, che definirei più un affresco di Roma, la storia di una ragazza pura e ingenua per la prima volta nella nostra buffa grande città; e un'altra da solo, più piccola, un carboncino comico, una trama al servizio delle battute. Ora però vi devo salutare, vado in chiesa, a mettere delle candele, a pregare, nella speranza che almeno una me la facciano fare...
Quest'intervista è bellissima, Cosimo Messeri (ma è il figlio dell'attore o no?) parla in maniera inusuale per questi tempi, profonda ma disillusa, sincera. Ho visto anche altre sue interviste video e lo trovo veramente interessante nel panorama culturale italiano di oggi. Sono sicura che si farà sentire.
p.s. dove si può vedere One Man Beatles?
Ale
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alle 21:31
alessandra
p.s.p.s. Ho saputo ora che ha solo 24 anni!!