Dopo "Terra Madre", "Rupi del vino": Ermanno Olmi continua a regalare al suo pubblico documentari dedicati alla terra e al recupero di un rapporto umano con essa. Essenziale, rigoroso, fedele ai ritmi della natura: Olmi dimostra sempre più - in questa nuova fase della sua carriera - di essere un documentarista dalla visione rara.
L'amore per il tema trattato traspare dall'ultima immagine, una citazione di Papa Martino V risalente al 1431: "Cinque sono i motivi per bere: l'arrivo di un amico, la bontà del vino, la sete presente e quella che verrà, e qualunque altro".
Una frase, non a caso, recitata - unica in tutta la pellicola - dalla voce dello stesso Olmi. Il documentario è stato inserito nella sezione L'altro cinema - Extra, in concorso.
Le altre voci narranti sono quelle di Bruno Alessandro, Roberto Stocchi e Alberto Angrisano, i brani letti sono tratti dai testi “Ragionamenti d’Agricoltura” di Pietro Ligari e “L’Avventura in Valtellina” di Mario Soldati.
Il pressbook del film è accompagnato da questo scritto di Ermanno Olmi, che meglio di tutti spiega la genesi e il significato del suo lavoro:
Valtellina, vigne e vini.
Chi fra noi, cittadini comuni, ha ancora un rapporto diretto e partecipe col mondo del vino?
Credo, oramai, solamente quei pochi che il vino lo coltivano, ne curano i frutti e lo producono.
Per il cittadino comune, ossia il cittadino metropolitano, l’approccio al vino è con gli scaffali
espositivi: la bottiglia da rigirare tra le mani, anche se dall’etichetta non si capisce molto.
Qualcuno, con ingenua curiosità, espone il vetro in controluce per vedere trasparenza e colore
del contenuto. Chissà.
In passato, invece, non era così.
Il momento del vino, nella mia infanzia contadina, era vissuto con partecipazione diretta al rito
che ogni anno puntualmente si ripeteva e perpetuava a cominciare, appena fuori dall’inverno,
dalla preparazione della vigna con la cura dei tralci e della zolla. E poi in primavera, quando le
mani del vignaiolo frugavano con dolcezza nel fitto del fogliame dove spuntavano i primi
grappoli ancora minuti come neonati.
Prossimi all’autunno, ogni giorno si scrutava il cielo e si invocava l’aiuto divino perché la
burrasca e la temutissima grandine non rovinasse il raccolto.
E finalmente la vendemmia.
Mani addestrate e agili coglievano grappoli ricchi di umori della terra e vigore del sole, dai
chicchi turgidi di succo e di luce.
E mentre si colmavano cesti in contentezza, dai filari delle vigne salivano canti di festa quasi si
compisse il rito di ringraziamento per un premio meritato.
La pigiatura era festa per tutti: augurio di abbondanza e rassicurazione di sopravvivenza.
Il vino è l’immancabile offerta all’ospite, un invito alla compagnia, alla pacifica convivenza.
Il vino è alimento e insieme sostanza di sacralità.
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alle 18:28
sara
Che meraviglia! Non vedo l'ora di poter assaporare questa visione (Terra madre mi è piaciuto molto)