Difficile parlare di "Parnassus", ultimo fim a firma di Terry Gilliam presentato oggi al Festival di Roma. Difficile soprattutto pochi minuti dopo essere usciti dalla sala, ancora (in parte) immersi nell'imaginarium creato dall'ex-Monty Python (quanti rimandi a quell'eccentricità nella pellicola!).
Il giudizio complessivo è sicuramente positivo, ma il film è talmente pieno di concetti, di trovate spettacolari e geniali (attraverso lo specchio Gilliam dà il meglio di sé, libero - come poche altre volte - di esprimersi pienamente) e di riflessioni sulla vita e sulla morte, sul bene e il male che bisognerebbe almeno rivederlo un'altra volta e far sedimentare le proprie impressioni.
Ma è un'opportunità che, almeno per ora, non abbiamo: quindi procediamo. Innanzitutto dalla fine: sullo schermo compare la scritta "Un film di Heath Ledger e amici".
Un epitaffio quantomai doveroso: come tutti forse sapranno, l'attore è mancato prima della fine delle riprese, e Gilliam è riuscito a portare a termine il film solo grazie all'aiuto di tre amici di Ledger, Johnny Depp, Jude Law e Colin Farrell (in rigoroso ordine di apparizione). La trovata con cui i tre 'sostituiscono' Ledger è stata geniale: nell'imaginarium tutto è possibile, anche cambiare volto.
La trama del film è complessa, tutta giocata su una continua sfida tra il Dottor Parnassus (Christopher Plummer) e il Diavolo (un immenso Tom Waits), sfida che coinvolge via via altre persone, o forse sarebbe meglio dire anime, tra cui quella della figlia del Dottore, Valentina (Lily Cole), e degli aiutanti di Parnassus, Percy (ottima interpretazione di Verne Troyer) e Anton (Andrew Garfield).
La pellicola supera le due ore di durata, forse un po' troppo lunga per essere seguita senza cali, e nel finale - quando viene finalmente svelata la vera identità di Heath Ledger (che nel frattempo è diventato Colin Farrell) - diventa confusa e disturbante, in parte volutamente (e in parte forse no).
In conclusione si potrebbe dire, ma il giudizio andrebbe confermato più avanti, che in Parnassus Terry Gilliam ha messo tutto sé stesso: la fantasia delirante, le trovate comiche alla Monty Python, il cinismo, l'amore per il cinema stupefacente (più nel solco del Barone di Munchausen che in quello di Paura e delirio a Las Vegas), la voglia di giocare sempre e comunque, anche con la morte (le anime sempre giovani di Lady D, James Dean e Marylin Monroe).
Difficile immaginare per Heath Ledger un lavoro migliore con cui salutare il suo pubblico (che sarà probabilmente rassicurato dal suo stesso personaggio, che - nelle vesti di Johnny Depp) in una scena sussurra ad una signora che 'nulla è per sempre, neanche la morte'.
Un film da vedere (esce nei cinema venerdì 23 ottobre) e rivedere. Da discutere e da approfondire. Da studiare ma anche da vivere istintivamente.
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