E' un George Clooney in splendida forma quello che a Roma incontra la stampa dopo la proiezione di "Tra le nuvole" di Jason Reitman (presente con lui all'incontro, li vedete entrambi nelle nostre foto).
All'arrivo, prende simpaticamente in mano il microfono e lo usa per 'benedire' la platea, poi ironizza sul suo modo di ballare e parla a ruota libera... O quasi: un giornalista gli chiede di commentare le battute di Brad Pitt e Matt Damon sulla sua presunta omosessualità, lui sorride ma non risponde: "Niente domande sulla vita privata, parliamo del film", dicono dal palco.
Tutti coloro che vogliono fare una domanda vengono ben istruiti dall'organizzazione: "Nessuna domanda su Elisabetta Canalis!". "Faccio sempre meno interviste televisive - ha spiegato l'attore - proprio perché spesso mi capita di dover rispondere a domande stupide". Quindi si parla (quasi) solo del film, per fortuna.
"Il nostro mondo oggi è sovrastato dalla tecnologia - spiega Reitman - non ci guardiamo più negli occhi: Twitter, Facebook, gli SMS... siamo meno legati di prima. Ho voluto raccontare il bisogno improvviso di una persona di 'connettersi' con altri esseri umani".
"Anche io sono stato licenziato! - rivela Clooney sollecitato sul tema del film - Prima di fare l'attore ho fatto tanti lavoretti, e a volte li ho persi". "Io non sono mai stato licenziato invece", interviene Reitman. "Ti odio", la risposta di Clooney.
"Amo i lavori complicati, così come i personaggi - racconta il regista, alle prese qui con un 'tagliatore di teste' -: nel libro 'Thank you for smoking' un personaggio dice: <Se vuoi un lavoro facile lavora per la Croce Rossa>. Sono d'accordo".
Un paio di scene del film vedono George Clooney impegnato, senza grandi risultati, nel ballo. "E' il personaggio che richiedeva questa caratteristica - ha detto ridendo - io nella mia vita privata sono un perfetto ballerino!".
Infine, un commento sul film che sta girando in Abruzzo, "L'Americano". "Lavoro con Violante Placido, un'attrice straordinaria! Ora siamo al lavoro a Sulmona, che non ha subito molti danni: ma l'intento del film è proprio questo, fare in modo che quei luoghi rimangano sotto la luce dei riflettori, che non ci si dimentica troppo presto (come forse accaduto in America con New Orleans) di chi è rimasto senza nulla".
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