Settembre porta nelle librerie un nuovo volume edito da Il Foglio Letterario: lo ha scritto Mario Gerosa e si intitola 'Il cinema di Terence Young' (pp. 315, 18 €).
"Elegante, raffinato, colto, Terence Young è stato un perfetto esempio di autore di genere": così viene descritto il regista nella quarta di copertina. "Questa è la prima monografia al mondo interamente dedicata a Terence Young, un omaggio a un maestro da riscoprire e da rivalutare".
Per saperne di più, abbiamo intervistato l'autore del libro, Mario Gerosa.
Chi è Terence Young: tutti (o quasi) abbiamo visto almeno un suo film nella vita, probabilmente uno della serie di James Bond, ma il suo nome non è così noto al pubblico: cosa lo differenzia dagli altri suoi colleghi?
Terence Young ha subito uno strano destino. Da un lato aver lanciato il fortunatissimo James Bond cinematografico gli ha guadagnato un posto nell'olimpo dei registi di successo, dall'altro però questo grande merito ha rappresentato per lui anche un peso. Credo che gli altri colleghi di Young, gli altri registi che hanno diretto dei film di Bond, siano riusciti ad evitare questo rischio. Penso a Lewis Gilbert, a Guy Hamilton come a Martin Campbell, giusto per fare due nomi. Terence Young invece è rimasto prigioniero della sua fama: per tutti è il regista di 'Licenza di uccidere'. Al massimo, qualcuno associa il suo nome a 'Gli occhi della notte', il thriller con Audrey Hepburn cieca, e a 'Sole rosso', il western con Toshiro Mifune, Alain Delon e Charles Bronson. Però, se si scava nella filmografia di Young, si scopre che ha diretto almeno una decina di film straordinari, veri e propri film di culto, che vanno riscoperti. Innanzitutto 'Il mistero degli specchi', l'opera prima di Young, che è un dramma molto onirico, alla Cocteau, e poi, tra gli altri, 'Londra a mezzanotte', 'Tall Headlines', 'Serious Charge', 'Mayerling', tutti lavori con una cifra stilistica particolare, originalissima.
Come è nato in te l'interesse per questo regista, cosa ti ha spinto a scrivere di lui?
Da quando avevo cinque anni sono un grande appassionato dei film di Bond e i film di 007 girati da Terence Young sono tra i miei preferiti. Da tempo ero curioso di vedere quale fosse il mondo di questo autore, di guardare oltre i confini del cinema bondiano. Così ho cominciato a guardare i suoi altri film e mi si è rivelato un universo inaspettato, ricco di sorprese. Innanzitutto ho visto dei film intriganti, come 'That Lady' con Olivia De Havilland, 'Zarak' con Victor Mature o 'L'avventuriero' con Anthony Quinn. E poi ho scoperto un secondo livello di lettura per i film di Bond: mi sono gustato la citazione de 'L'anno scorso a Marienbad' nella sequenza iniziale di 'Dalla Russia con amore' e ho colto l'eco di von Sternberg nello 007 di Connery. E devo dire che mi sono divertito tantissimo.
Il volume come si struttura? Ho visto che ci sono anche diverse interviste.
Il nucleo centrale è composto dalle schede dei film, con la trama il più possibile dettagliata e una parte di critica. Poi ci sono le interviste a personaggi centrali nell'universo di Young, da Ursula Andress, celeberrima protagonista di 'Licenza di uccidere', a Luciana Paluzzi, la dark lady di 'Thunderball', da Ken Adam, il leggendario scenografo dei film di Bond, a Alessandra Celi, l'attrice, che tratteggia un bellissimo ricordo del padre, il grande Adolfo Celi. All'ultimo momento, quando eravamo quasi in stampa, sono riuscito a intervistare Aldo Zezza, il commercialista di Terence Young, che racconta alcuni episodi inediti della vita del regista. Vorrei anche sottolineare che questo è il primo libro mai pubblicato su Terence Young, e mi fa piacere pensare che in Italia ci sia un'editoria di qualità attenta alle riscoperte e desiderosa di esplorare autori e fenomeni poco noti. Mi riferisco alle Edizioni Il Foglio di Gordiano Lupi e alla collana di cinema diretta da Fabio Zanello, che si è subito entusiasmato all'idea di pubblicare una monografia su Terence Young.
Esiste un titolo che consiglieresti a chi non conosce per nulla Young e volesse iniziare?
Direi di iniziare con 'Gli occhi della notte', che era tra i thriller preferiti di Alfred Hitchcock. In quel film, oltre a una superba Audrey Hepburn, che offre grandi virtuosismi d'attrice, c'è un Alan Arkin da brivido. E' un film straordinario. In alternativa, consiglio 'Thunderball: Operazione tuono', un'antologia di trovate, di invenzioni e di scene memorabili, a cominciare dalla sequenza iniziale, quella del funerale del colonnello Bouvar, che si conclude con Bond che fugge dal castello volando verso la sua Aston Martin superaccessoriata.
Nel corso della sua carriera Young ha spaziato molto tra vari generi: cosa lo ha spinto a farlo, cosa ha dato di suo a ogni genere in cui ha lavorato?
Credo che Young fosse insofferente a un solo genere: aveva sempre bisogno di cambiare. E ogni volta che cambiava, rileggeva e reinterpretava un tema a modo suo. In 'Dalla Russia con amore' trasformò una solida spy story in un film noir di tutto rispetto; in 'Sole rosso' inventò un nuovo tipo di western, giocato sulla convergenza di diversi generi, dove il cinema di arti marziali irrompe in un territorio totalmente estraneo, almeno fino ad allora; in 'Tempesta sul Nilo' si dedicò a un meticoloso remake de 'Le quattro piume' di Zoltan Korda, scena per scena, fotogramma per fotogramma, un po' come avrebbe fatto molti anni dopo Gus van Sant con 'Psycho'. Per finire, vorrei citare 'Licenza di uccidere', un film che in controluce rivela curiose affinità con 'The Shanghai Gesture' di von Sternberg, e dimostra ancora una volta come Young fosse abile nel giocare coi generi.
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