Un'opera mastodontica che - incredibilmente - ancora mancava nelle librerie italiane: il 'Dizionario dei cartoni animati' firmato da Daniel Valentin Simion (Anton Edizioni, pp. 984, 50 €) è un enorme tomo che non può mancare nelle case degli appassionati del genere.
'Guida globale al fantasmagorico mondo dei cartoni animati, alle sue tecniche d'animazione, ai suoi 100 di storia': è in effetti tutto qui il libro, composto da oltre 90.000 episodi animati in più di 3.000 schede.
'Tutte le serie italiane e straniere che sono passate su piccolo e grande schermo e sul circuito commerciale, provenienti da tutto il mondo, appassionando nell'arco di cento anni generazioni di piccoli e grandi spettatori'.
Per saperne di più abbiamo deciso di intervistare l'autore, Daniel Valentin Simion.
Come si è sviluppata la ricerca del materiale e la raccolta delle informazioni?
Praticamente si può dire che sono sempre cresciuto con i cartoni animati. Fin dal 1978, data del mio primo imprinting animato, ho sempre guardato con piacere ogni tipo di cartone che passava in TV o al cinema. Da qui, col passare del tempo, una grande cultura si è formata inconsapevolmente nel mio DNA.
Dunque, molte informazioni erano già dentro la mia testa quando, nel 2000, ho sviluppato l'idea di fare questo libro. All'inizio ho creato una lista stilata, in pratica la mia bibbia. Un file in excel nel quale ho inserito tutti i titoli italiani dei Cartoni Animati di cui avevo memoria; poi, nella stessa riga ho iniziato a segnalare il titolo originale, il numero degli episodi, la durata, l'anno di produzione, il paese d'origine, il produttore e la regia. Rimaneva vuoto il campo "scheda info" dedicato alla trama, che in fase di ricerca e stesura autogenerava altri tre campi: il genere, la visione consigliata e bonus con eventuali curiosità, note, record e titoli alternativi. Via dicendo, stessa metodica per tutti i Cartoni Animati presi in esame nel corso del tempo.
Con questa lista stilata ci siamo orientati e abbiamo operato nel fantasmagorico mondo dei cartoni animati. Inizialmente, per dare corpo al Dizionario, generavamo a caso un numero sufficiente di schede impaginate in word, così da riempire la casella scheda info per ogni lettera alfabetica della lista stilata. La casistica era orchestrata dai miei collaboratori che mi consegnavano le trame dei cartoni rintracciati sulle guide tv, libri, riviste, cover dei dvd e vhs, cataloghi e database.
Veniva fatto un riscontro mnemonico con quello che era la trama trovata, in seguito veniva supervisionato il cartone preso in esame e poi veniva aggiustata la trama completando la scheda. La scheda veniva messa in quarantena e ripresa mesi più tardi dai correttori di bozza che a mente fresca revisionavano la stesura.
In seguito, procedendo con questo tipo di organizzazione, abbiamo utilizzato la logica di schedare in ordine alfabetico tutti i titoli che nella lista stilata avevano la scheda info vuota.
A questo punto, giunti in prossimità della data di consegna per la pubblicazione del volume, abbiamo iniziato a dare la caccia solo ai titoli famosi, per cercare di non lasciare deluse le aspettative del pubblico. Pertanto, titoli popolari, titoli noti o titoli stracult sono stati al centro dell'attenzione nell'ultima fase d'incorporazione schede. Dopo aver impaginato in doppia colonna il corpo Dizionario, abbiamo passato il lavoro nelle mani esperte della proofreader che ha avuto il difficile compito di revisionare quasi sei milioni di caratteri. Infine, abbiamo contattato i produttori, i distributori e gli studi di animazione e fatto una congruenza dati di tutto il Dizionario. Questo è stato il modus operandi.
Non ci sono sul dizionario commenti critici ai vari titoli, solo informazioni tecniche e trama, con alcune note interessanti: come mai questa scelta di non 'indirizzare' il lettore?
Confermo che non sono presenti commenti critici nel Dizionario, se non in modesta parte. Ho cercato di essere sopra le parti, prendendo spunto anche da Mr. Anton Ego (guarda caso si chiama come l'editore), illustre personaggio della Pixar che in Ratatouille è un critico temuto e rispettato, il quale, in intima coscienza, si domanda chi è lui e soprattutto se è giusto distruggere la fatica e i sogni delle persone che lavorano con pazienza e passione, azzerando le loro speranze con il semplice inchiostro di una penna.
Nel Dizionario dei Cartoni Animati, ispirato al “Dizionario dei Telefilm”, ho voluto mantenere un metro critico che aboliva la storica classificazione a “stellette” o "palline" e "critiche" ritenute spesso di parte.
Tra la sezione tecnica e la storia del Cartone, si potranno dunque trovare solo le seguenti diciture: STRACULT, che illumina quei titoli senza precedenti, da incorniciare, venerare, studiare e mandare nello Spazio; CULT, che accompagna il Cartone la cui popolarità è salita ai vertici del gradimento, appagante dal punto di vista morale e visivo; COTTO, denota un prodotto al di sotto delle aspettative, senza verve, sopravalutato; STRACOTTO, allerta sul peggio del peggio, tempo perso o buttato all’aria, se lo conosci lo eviti, l’orrido che piace, utile per torturare o per praticare masochismo.
Dove non troverete nessuno dei giudizi sopra espressi, vuol dire che si tratta di Cartoni neutri: niente di così eccezionale e niente di così deleterio. Inoltre, il giudizio è sempre stato dato in commissione, decidendo a tavolino e con una rosa di esperti che voto dare. Personalmente ho sempre ritenuto difficile dare il giudizio.
Per esempio: come si fa a criticare con gli occhi di un trentenne un prodotto creato per un bambino di 5 anni? E' ovvio che al trentenne, dopo solo due minuti, gli viene voglia di defenestrarsi per far fine alla lobotizzante tortura. Se invece ci mettiamo nei panni del bambino, probabilmente, quello stesso Cartone è il più bello del mondo. Il primo giudicherebbe il Cartone Stracotto, mentre il secondo lo giudicherebbe Stracult. A chi dare ragione? Sicuramente, e questo è vero, esistono Cartoni più sottovalutati o più sopravvalutati di altri; questo confine crea la delusione o la felicità del pubblico, ma in tutti i casi è sempre un giudizio personale.
E' previsto un aggiornamento nel tempo o la pubblicazione di qualche appendice?
Si, sono previsti gli aggiornamenti al Dizionario. Uno, perché al mondo si produce sempre di più animazione, quindi sempre nuovi titoli. Due, perché esistono molti titoli, sopratutto legati all'origine di questa arte, che francamente non abbiamo incorporato in tempo. Inizialmente gli aggiornamenti saranno pubblicati su Internet, nel sito web CRIPTONET.IT, la costola multimediale del Dizionario dei Cartoni Animati. In seguito, sperando di fidelizzare il lettore, a intervallo di tempo regolare metteremo alle stampe nuove edizioni, rivedendo e correggendo quelle vecchie. Nelle nuove edizioni incorporeremo le schede dei titoli prodotti in questi intervalli, le anticipazioni di future produzioni e le schede dei titoli antichi.
Il lavoro è molto curato anche dal punto di vista estetico, con tanti disegni e una copertina rigida: il prodotto finale corrisponde a come se lo era immaginato ad inizio lavori o è diverso?
All'inizio dei lavori il Dizionario dei Cartoni Animati era una semplice idea che prendeva uno spunto materiale dal Dizionario dei Telefilm. Materialmente, col passare del tempo, vedevo solamente allungarsi la mia lista stilata e la cartella delle schede diventava sempre più numerosa.
Il primo prototipo del Dizionario, in gergo esemplare, l'ho visto dopo cinque anni di stesura. Praticamente avevamo messo alle stampe le prime mille schede. C'erano alcuni capitoli introduttivi, un paio di sezioni iconografiche e l'impaginazione del corpo schede era in pagina piena e non in doppia colonna.
Il primo Mock Up consegnato dal rilegatore era qualcosa di sbalorditivo, mostrava i muscoli, era poderoso, in pratica vedevo per la prima volta il mio sogno prendere forma, fino a quel momento era un'idea fissa nella mia mente ma lontana dal mondo reale. Quel giorno rimasi estasiato. Alcune volte tremavo ed altre volte avevo la pelle d'oca. Continuavo a guardare il Dizionario, lì, in posa monumentale davanti a me. Nel guardarlo mi chiedevo che cosa lo rendesse così bello: era forse la copertina cartonata; era il colore bianco della saggezza; erano i tanti personaggi posti in copertina, riflessi dalla plastificatura, come a dire guarda che ci siamo; era lo spessore di 5.5 cm che dava vigore alla marea d'informazioni presenti? Quante emozioni quel giorno. Così, seguendo la linea dell'esemplare sotto mano, abbiamo deciso di portarlo alle stampe in quella maniera.
Qual è il suo genere e il suo cartone animato preferito? Come è nata la sua passione per i cartoni animati?
Cinematograficamente amo il genere fantascienza, seconda mia grande passione dopo l'animazione. Ovviamente si evince che sono un divoratore di pellicole. Guardo di tutto e di più. Attualmente mi limito a guardare giusto qualcosa sul satellite, ma in fase di stesura utilizzavo quattro monitor che trasmettevano Cartoni Animati 24 ore su 24, questo, per otto anni. Avendo visto Cartoni Animati di ogni tipo, di ogni genere, di ogni anno, è difficile dire di avere un Cartone Animato preferito.
Personalmente porto nel cuore e nei ricordi una miriade di Cartoni Animati. Ogni decennio che si rispetti ha sempre un'opera d'arte degna di un posto nel cuore. A 5 anni mi piaceva Babil Junior e King Arthur in contemporanea con tutti i personaggi della Hanna & Barbera; poi è arrivato Daitarn III con il quale ho pianto fiumi di lacrime quando ho visto il suo finale; poi sono arrivati gli indimenticabili Masters of the Universe con le risse in "live action" modello Wrestling che facevamo durante la ricreazione; poi non mi scorderò mai i miei primi "amori animati": Lamù era la mia ragazza ideale, dopo arrivarono le sensuali Occhi di Gatto e per ultima la favolosa Jem delle Olograms; che dire dei Puffi con i quali ho smesso di avere incubi, perchè, quando ne avevo uno, mi avevano insegnato di richiamare nel sogno un Puffo che sconfiggeva l'incubo, non ci crederete ma funzionava sempre!
Negli anni 90 c'erano i Mask, poi molti Cartoons americani di stampo eroico come i G.I. Joe, Rambo, Spiral Zone, Starcom, Centurions... Tantissimo mi colpì Toy Story che trovai superbo, neanche tanto per essere stato il primo lungometraggio interamente realizzato in Computer Grafica, ma per la sua storia, commuovente e avvolgente che ti fa vedere la vita e l'abbandono dal punto di vista dell'amico giocattolo. Nel nuovo millennio ho avuto l'occasione di rispolverare materialmente tutti i miei ricordi, rivedendo per lavoro tutto quello che era stato prodotto ed era in produzione. Pertanto, ricordi su ricordi, emozioni su emozioni, tutti che si accavallano in un crescendo di passione che, potrei ammettere con franchezza, direi che dura da tutta una vita.
Esiste un film o un autore che consiglierebbe a chi volesse avvicinarsi al mondo dei cartoni animati? Uno per Italia, Stati Uniti e Giappone.
Nel Dizionario è presente una visione consigliata per ogni titolo preso in esame. Questo per aiutare chi si avvicina per la prima volta al variopinto mondo dei Cartoni Animati. La visione dei Cartoni Animati è da consigliare al neofita come tipo di linguaggio comunicativo usato nel Cartone stesso, dunque, al tipo di pubblico al quale è rivolto il Cartone che nella norma è composto da bambini, ragazzi, adolescenti, oppure adulti.
Personalmente consiglierei ai bambini i lungometraggi della Disney, comunque storie dolci e a lieto fine. Ai ragazzi consiglierei cartoni didattici come quelli della Procidis e moralisti come quelli dell'Hanna & Barbera e della Filmation.
Agli adolescenti consiglierei di avvicinarsi agli Anime giapponesi con i vari robottoni fantascientifici e i temi sociali, avventurosi, drammatici, sentimentali, come possono essere quelli della Nippon Animation.
Agli adulti consiglierei di guardare i generi satirici e quelli erotici. Come filmografia d'autore consiglierei di guardare le pellicole di Walt Disney, Don Bluth, Joseph Barbera, William Hanna, Osamu Tezuka, Go Nagai e Hayao Miyazaki.
Se dovessi scegliere il film più rappresentativo di un autore italiano opterei per "Allegro ma non troppo" di Bruno Bozzetto, mentre quello più rappresentativo di un autore americano sarebbe "Biancaneve e i sette nani" di Walt Disney, mentre il più rappresentativo di un autore giapponese sarebbe "Il Gatto con gli Stivali" di Kimio Yabuki, ma anche "La città incantata" di Hayao Miyazaki.
Come si è strutturata una mole così ingente di lavoro?
Abbiamo lavorato in team. Io sono l’autore, produttore e mente materiale del Dizionario dei Cartoni Animati. Ad affiancarmi una squadra fantastica che ha sempre creduto nel mio progetto editoriale.
In ordine di gerarchia troviamo Laura Ibatici, assistente personale, traduttrice e chimico farmaceutico. Laura ha condiviso pienamente tutto il progetto (il libro è anche opera sua), ha curato le traduzioni dall’inglese all’italiano, dal francese all’italiano, ha supervisionato le bozze di scheda e partecipato attivamente alla revisione linguistica, oltre ad occuparsi delle pubbliche relazioni del Dizionario.
A seguire troviamo Elisa Rossi, responsabile della segreteria, addetta allo sviluppo del materiale cartaceo, nonché correttore di prima e seconda bozza. Poi è la volta di Marco Paioli, grande amico d’infanzia, psicologo personale, addetto alle pubbliche relazioni.
A seguire Gianfranca Passetti, professoressa di lingua italiana con 30 anni di carriera alle spalle; suo è stato il difficilissimo compito di revisionare i quasi 6 milioni di caratteri che compongono il Dizionario.
Segue il turno di Tatiana Campeggi, ricercatrice editoriale. Infine, Carmelo Falco, traduttore dal giapponese all’italiano.
Allo staff c’è da aggiungere anche tutti coloro che hanno collaborato con ricerche e fornendo consigli preziosissimi. Tra questi segnalo per primi Paolo Schiavi e Alessio Riolo, grandi amici provenienti dal web.
Poi Antonio Genna, Roberto Ormanni, Luciano Villani, Sara Babini, Gabriele Ciuto, Alessandro Colonnetta, Raffaele Damis, Lorenzo Pinto, Filiberto Testoni, Giorgia Vecchini, Franco Zampighi e Tullio Zanibelli.
Ai collaboratori vanno aggiunte le società ed istituzioni che, senza il loro contributo e senza la loro congruenza dei dati, non avremmo mai potuto completare l’opera. Questi sono: Toru Miura per AIC Production; Gian Mario Anselmi per Alma Mater Studiorum Università di Bologna; Nicoletta Barbarito e Cristina Faessler per l’Ambasciata del Canada; Mohammed Ibrahim I. Al Jarallah per l’Ambasciata del Regno dell’Arabia Saudita; Daniela Daniele, Daniela Masci e Anne Callaghan per l’Ambasciata degli Stati Uniti d’America; Christopher MacDonald e Junstin Sevakis per ANN; Alessandro Bulath per Avo Film; Dave Koch per BCDB; Najua-Alya Droubi Cannutt per BRB International; Francesca Marchetti per Boomerang Channel; Raffaella Aceto e Jaime Ondarza per Cartoon Network; Alfio Bastiancich per Cartoon on the Bay; Leonardo Ballotta e Annachiara Tassan per Disney Publishing Worldwide; Paolo Cherin per Fat’s Dream; Luigi Gaetano Paleari per IMQ; Fabrizio Margaria per Mediaset; Gian Claudio Galattoli per Mondo TV; Roberta Ponticiello per MTV; Daniele Mor per MusIL; Massimo Bruno e Laura Mattavelli per Nickelodeon; Koichi Motohashi per Nippon Animation; Guido e Maurizio De Angelis per gli Oliver Onions; Luca Ficarelli per Panini; Nico Savino per Pocheparole Comunicazione (JimJam); Annita Romanelli e Raffaella Civitate per Rai Fiction; Luca Magnani e Sandro Sgrulloni per Turner Broadcasting System; Donatella Melani, Jole Da Rin e Patricia Hidalgo per Walt Disney Television Italia; Francesca Ungaro per Warner Bros. Italia; Jimmy Wales per Wikipedia; Fabrizio Ferrario e Marco Turconi per Yamato; infine Luca Masciullo e Chiara Formentin per 501ma Legione Italica costuming Imperiale di Star Wars.
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