Si chiama Moviement ed è una nuova collana di cinema. Viene pubblicata in Manduria, in Puglia, e si differenzia dalle altre pubblicazioni sia dal punto di vista estetico (formato quaderno, copertine monocolore) sia - soprattutto - per un particolare approccio alla critica cinematografica.
Abbiamo approfondito l'argomento intervistando Gemma Lanzo e Costanzo Antermite, artefici della collana. Abbiamo parlato con loro dei volumi già editi, del futuro e di molto altro.
Moviement è una nuova avventura editoriale, che arriva anche ‘decentrata’ rispetto ai centri storici del cinema e dell'editoria. Come è nata l'idea o, detta in altro modo, è uno sforzo che paga?
G.L. L’idea è nata da una conversazione tra me e Costanzo Antermite entrambi appassionati di cinema, Costanzo è in realtà uno studioso…
C.A. …con Gemma c’è stata una perfetta identità di vedute sin dall’inizio. Prima ancora che Moviement si concretizzasse come progetto editoriale avevamo pensato di pubblicare, in traduzione italiana, un libro fondamentale per l’analisi testuale del film, Breaking the Glass Armor, di Kristin Thompson, uscito negli Stati Uniti nel 1988. I contatti con la Princeton University Press per i diritti di traduzione erano già ad un buon punto ma poi non se ne è fatto niente…
G.L. …potrebbe essere uno dei progetti futuri della Gemma Lanzo Editore. Comunque al mio rientro da Londra (città dove ho vissuto per un lungo periodo) nella piccola cittadina salentina, avevo in mente l’idea di far nascere una pubblicazione di cinema che affrontasse il film da una prospettiva nuova. Il cinema è la settima arte, è l’arte che le unisce tutte e solitamente chi è interessato al cinema segue volentieri anche i discorsi sulla pittura, la musica, la fotografia, la letteratura e così via. Penso che in questo Moviement cerchi di essere, lasciami passare questa parolona, “innovativo” perché permette agli studiosi delle più svariate discipline di scrivere di cinema. Fondamentale, inoltre, è la forma attraverso cui viene trasmesso il contenuto, nel senso che ci piace un tipo di scrittura diretta. Se hai delle buone intuizioni puoi scrivere dei saggi che arrivano ad un più vasto pubblico e non hai bisogno di girarci tanto attorno. Se è uno “sforzo che paga”?... ti faremo saper più in là. Permettimi di trascendere per un attimo dalla domanda. Hai notato il “feminine touch” nella grafica?… in un mondo governato dall’immagine, non trovi bella l’idea di liberarsi da queste con delle copertine “minimal” che mettono in primo piano la vanità di ogni singolo colore?
Passiamo ai volumi. Il primo è su David Lynch, un autore sicuramente ideale per una collana come la vostra, un artista a 360° che offre moltissimi spunti ma sicuramente uno di cui molto si è detto e scritto: come avete scelto i temi e i testi da pubblicare in questo caso?
G.L. Lynch è uno di miei registi preferiti in assoluto! Moviement è nato pensando a lui, non potevamo che dedicargli il primo numero. Un regista che usa con grande forza espressiva le immagini cinematografiche e rifacendomi all’idea sopracitata è uno di quegli autori che miscela a perfezione la musica, l’arte, la parola, per una costruzione filmica che non perde mai tensione. È un grande. I saggi in Moviement rispecchiano tutti gli aspetti che fanno grande il cinema di Lynch. Alcuni dei testi “trovati” durante la nostra ricerca erano inediti in Italia e pubblicati per riviste di settore, come ad esempio Film Philosophy, altri scritti appositamente per Moviement, come “Angoscia e nulla” concessoci dal mio professore di Animation ed Avantgarde cinema Michael O’Pray.
Il secondo è su Terrence Malick, un autore decisamente 'sui generis', che da una decina d'anni sembra attraversare un momento di grande vitalità. Voi lo definite addirittura “il più grande regista vivente”, senza mezzi termini. Come mai questa dichiarazione e - anche in questo caso - come avete lavorato?
C.A. Dopo Kubrick la qualifica di “più grande regista vivente” non poteva non spettare a Malick. In effetti Terrence Malick è un regista che oltre sulle storie lavora soprattutto sull’ecologia della visione cinematografica. A questo proposito era per noi fondamentale pubblicare il saggio di Jean-Michel Durafour su The New World nella sezione Film Analysis. Per dirla con un ossimoro, ogni film di Malick è una “sinfonia visiva” che obbliga lo spettatore ad una riconversione della normale percezione cinematografica. Ecco, è su queste linee guida che abbiamo costruito la monografia su Malick e pensiamo, onestamente, di aver fatto un buon lavoro.
L'ultima finora è Kira Muratova, prima donna e sicuramente un'autrice decisamente meno nota. Forse per questo però su di lei c'è molto di più da dire (non a caso, credo, è il volume più ‘spesso’).
G.L. Come avrai letto dall’editoriale, l’idea di Moviement è quella di portare, per cosi dire, “alla luce” anche cinematografie meno note ma di grandissimo livello. Kira Muratova l’abbiamo conosciuta grazie a Fuori Orario. Costanzo aveva registrato tutto e un giorno mi ha consegnato il “malloppo” e mi ha detto “guarda”. Ho passato non so quante ore incollata alla tv pensando... "Mah! Tutto ciò è decisamente strano!". La Muratova è un caso curioso, perché a tratti può diventare anche snervante con quelle ripetizioni continue, o quelle attrici/bambola dalle movenze da marionetta, ma è un tipo di cinematografia unico, che consiglio davvero a tutti di vedere. Il terzo numero penso sia riuscito veramente bene, il commento di un nostro lettore penso sia esplicativo: “Non conoscevo la Muratova, ora si, e non ho ancora visto i suoi film”.
Lynch, Malick, Muratova: che tipo di percorso sta facendo Moviement?
G.L. Moviement è una pubblicazione 'aperiodica' e vorremmo far uscire cinque numeri all’anno. Possiamo dire che finora abbiamo trattato registi molto diversi tra loro, vogliamo che Moviement abbia uno spettro il più vasto possibile e abbiamo anche tanta voglia di affrontare delle tematiche specifiche... ci saranno delle sorprese per il prossimo anno...
Sui primi due avete segnalato quello che sarebbe stato il 'tema’ del successivo, sul terzo no. Come mai? Chi dobbiamo aspettarci (c'è anche un italiano in programma)?
G.L. Ti diamo un’anticipazione sul quarto numero in uscita a novembre: 'Horror Made in Italy'. Ti dico che ci stiamo divertendo un mucchio!
Una caratteristica dei vostri volumi è che non analizzate un autore da film a film, ma affrontate temi specifici per ognuno e le opere da un'angolazione inusuale. Come funziona questa parte del vostro lavoro?
G.L. In primo luogo serve una conoscenza approfondita del regista in questione, l’angolazione inusuale è il prodotto naturale di questa ricerca. La singolarità delle nostre pubblicazioni, come ho già detto, risiede negli approcci multidirezionali.
Qual è la distribuzione dei vostri libri? Cosa deve fare, dove deve cercare un nostro lettore che volesse leggerli?
G.L. Il nostro distributore è Nda di Massimo Roccaforte, siamo molto felici di essere distribuiti da loro e stanno facendo davvero un ottimo lavoro. Per quanto riguarda la promozione, Internet è il nostro mezzo principale, abbiamo un sito dove è possibile tra l’altro acquistare, in modo molto semplice, i libri e dove si può anche trovare una lista completa delle librerie che li distribuiscono. Poi abbiamo un blog su MySpace e ancora scambi di link e di banner, richieste di recensione, che speriamo arriveranno dopo l’estate, presentazioni e queste belle interviste. La promozione è forse la parte più complicata dell’intero progetto! Colgo l’occasione per ringraziarti per averci dato questo spazio.
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