Il diario del quarto giorno inizia subito con il commento dei film di Wong Kar Wai My blueberry nights (Hong Kong/Cina/Francia, 2007) e di Fabrizio Bentivoglio, Lascia perdere Johnny! (Italia, 2007).
Il film di Wong Kar Wai è il suo primo girato in terra statunitense.
Narra la vicenda di Elizabeth - interpretata dalla famosa cantante Norah Jones, qui al debutto cinematografico -, delle sue ferite d'amore e del suo errare alla ricerca di sè.
Attraverso i suoi occhi conosciamo altre vite, ognuna costretta a fare i conti con qualche forma di dipendenza.
Se Elizabeth non può lasciarsi alle spalle l'ex ragazzo, il personaggio di David Strathairn lotta contemporaneamente contro il fantasma dell'alcool e contro il corpo dell'ex moglie e la ragazzina impersonata da Natalie Portman deve affrontare invece il vizio del gioco d'azzardo e il rancore nei confronti del padre.
La fuga di Beth/Lizzie - questi i diminutivi adottati durante le sue "mini-vite" - si conclude dov'era cominciata; al bar di Jude Law si ripresenta una nuova Elizabeth pronta ad percorrere con lui, senza più rimpianti, un non ancora esplorato tratto di strada.
My blueberry nights, ovvero: ciò che si è, non lo si può cambiare.
L'escursione americana del regista di In the mood for love (2000) e 2046 (2004), non incide in modo significativo su quelle che sono le sue passioni registiche.
Le profondità dell'animo umano, il dolore, il rimpianto, la gioia, l'amore, sono i punti fermi anche di questa vicenda, che non potrà che piacere ai sostenitori del regista.
Sembra però un'occasione persa aver girato il 90% del film in interni - sempre ben fotografati, sia chiaro - e aver relegato al rango di belle cartoline gli innumerevoli paesaggi americani.
Le inquadrature del deserto intorno a Las Vegas sono gli unici momenti in cui si avverte una compartecipazione tra i personaggi e i luoghi che li ospitano.
C'è rammarico dunque, anche perchè sarebbe stato interessante scoprire con che occhio il regista si sarebbe avvicinato a scenari ormai abusati dal cinema e dai telefilm, fornendocene forse un'interpretazione nuova.
Abbiamo apprezzato invece la scelta di non angosciare il pubblico con quella serie di "pseudo finali" - che finali non erano mai - presenti in 2046.
Qui il "cut" viene dato al momento giusto ed è un concludersi dolce come una torta ai mirtilli con gelato.
L'inquadratura più bella: era tanto tempo che non si vedeva un così bel primo piano: più che inquadrare la Jones, Wong Kar Wai sembra volerla baciare.
Lascia perdere, Johnny!, è il debutto dietro la macchina da presa di Fabrizio Bentivoglio e tanta era l'attesa per questa pellicola.
Beh, possiamo dire che la fiducia riposta nell'uomo è stata ricompensata.
Tutto gira intorno al personaggio di Faustino "Johnny" Ciaramella - il debuttante Antimo Merolillo - , giovane chitarrista casertano alla ricerca del successo o, quantomeno, di un contratto di lavoro che gli permetta di non partire militare.
Assistiamo così alle esibizioni "da sagra" con la banda del paese capitanata dal Maestro Falasco - il solito immenso Toni Servillo - e all'occasione della vita caduta dal cielo come per miracolo: essere il chitarrista-tuttofare di Augusto Riverberi (Fabrizio Bentivoglio), un tempo celebre suonatore di pianoforte, oggi solo una pallida imitazione d'artista.
Fino al momento dello scioglimento del trio - il terzo componente è il cantante, oh meglio, il "crooner" Peppe Servillo, voce del gruppo Avion Travel - il film scorre piacevole, regalando attimi di puro divertimento: la sagra in mezzo alle balle di fieno e le mucche, le improvvisazioni artistiche del ballerino gay, l'incontro con l'autore di "Let it be".
Poi con l'addio di Augusto, l'attesa della convocazione promessa a Johnny e la sua effettiva partenza, l'allegria lascia spazio alla melanconia e alla tristezza, rese benissimo dalla desolante e fredda Milano - ossia, Rho..."che è un'altra cosa" -.
Sicuramente utile ai fini del racconto, questa disparità di umori ci è sembrata forzata; sono molte le scene di Johnny in attesa del suo salvatore, qualcuna in meno non avrebbe cambiato il senso globale e, forse, avrebbe reso più fluida la narrazione.
Questa imperfezione finale non è comunque in grado di rovinare il film, che ha anche il merito di ospitare tanti bravi attori: oltre ai già citati, ricordiamo Valeria Golino, Lina Sastri ed Ernesto Mahieux.
La scena da pelle d'oca: non sarà certo un passeggero temporale a far smettere la musica.
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